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DA BERLUSCONI A BEPPE GRILLO/ Craxi e la vendetta del faraone

Pubblicazione:giovedì 22 maggio 2014 - Ultimo aggiornamento:giovedì 22 maggio 2014, 12.59

Bettino Craxi (1934-2000) (Infophoto) Bettino Craxi (1934-2000) (Infophoto)

Ma fatte queste precisazioni per “sciogliere il ghiaccio”, lasciami ritornare al fattore disgregazione. Prima di morire il 19 gennaio 2000 a Hammamet e di avere poi funerali di Stato (italiano, in Tunisia), ufficialmente latitante (credo che sia una sintesi politica unica nella storia), Bettino Craxi mi aveva parlato molte volte al telefono e nel novembre del 1998 fui suo ospite per due giornate a Hammamet. Tra pranzi e cene, tra passeggiate e soste nei bar, Craxi ripercorreva il suo percorso politico non senza fare anche autocritiche, ma si concentrava soprattutto sul futuro dell'Italia. Fu proprio Craxi in quella fine del 1998 a spiegarmi l'effetto di disgregazione che stava, lentamente e inesorabilmente, subendo il Paese sul piano politico e anche economico. Ma insisteva soprattutto sul pericolo di una rottura istituzionale, su una lotta tra poteri “deboli e anarchici” che non tenevano conto del sistema Paese.

Mi anticipò in modo impressionante quello che sarebbe avvenuto in questi ultimi quindici anni, con il rischio di una retrocessione internazionale dell'Italia, con un assetto istituzionale obsoleto e con grandi poteri economici internazionali che avrebbero fatto “tabula rasa” della politica, soprattutto in Italia.

Ho letto e riletto spesso gli appunti che presi in quelle lunghe conservazioni, mi sembravano dettate da una grande amarezza, da un grande dolore. Oggi devo dire che mi sono sbagliato, perché Bettino Craxi ha azzeccato quasi tutto quello che è accaduto in questi anni. E l'effetto disgregante che lui vedeva era soprattutto il frutto di una mancata grande “operazione di verità” sul Paese e su quello che era avvenuto durante gli anni della prima repubblica.

Fin dai tempi dell'Università, Craxi veniva sopranominato il “faraone”, non ricordo bene per quale ragione precisa. Quando divenne un potente della politica, spesso si ricorreva alla frase “Occhio alla vendetta del faraone”. Rileggendo quegli appunti in questi giorni mi è ritornata in mente quella frase e guardando la situazione del Paese mi è venuto qualche brivido lungo la schiena.

Caro direttore, non so proprio come possa andare a finire. Non ho perso e non voglio perdere la speranza che il “faraone” non si vendichi, anche perché amava molto l'Italia. Certo, il quadro politico, per usare formule di altri tempi, è quello che è. Quando penso al mitico 1992 e lo paragono a oggi mi viene in mente sempre l'incipit di un libriccino di Carlo Marx “Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte”. Scriveva Marx: “Hegel osserva in un punto delle sue opere che tutti i grandi fatti delle storia del mondo e i loro personaggi, compaiono per così dire a due riprese. Egli ha dimenticato di aggiungere: la prima volta in tragedia, la seconda in farsa”.

In questo noi italiani saremmo imbattibili: un comico o un ex comico, ce l'abbiamo già.

Grazie dello spazio e della cortesia,

 

Gianluigi Da Rold



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COMMENTI
22/05/2014 - Non si torna indietro (Luigi PATRINI)

Bisogna sperare! In spe contra spem, come diceva Paolo. La Storia non si ripete. Non crediamo all'"eterno ritorno" di nietzschiana memoria. Dopo la venuta di Cristo, "i vostri circuiti sono svaniti":Uno ha già vinto e noi dobbiamo solo avere la pazienza per vedere la Sua Gloria e la Sua Vittoria. Qualcuno galoppa nella profondità della Storia!