BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DA BERLUSCONI A BEPPE GRILLO/ Craxi e la vendetta del faraone

Pubblicazione:giovedì 22 maggio 2014 - Ultimo aggiornamento:giovedì 22 maggio 2014, 12.59

Bettino Craxi (1934-2000) (Infophoto) Bettino Craxi (1934-2000) (Infophoto)

Caro direttore,

alla vigilia del voto europeo ti vorrei confidare alcune mie impressioni sull'Italia di oggi, quella del 2014. Lo faccio con una lettera, perché di quello che scrivo vorrei assumere l'intera responsabilità, senza coinvolgere la testata del giornale. Parafrasando Mao, ciò che si può dire sull'Italia di oggi è che “grande è la confusione sotto il cielo”. Ma, al contrario del cosiddetto “grande timoniere”, non si dovrebbe concludere non con “quindi, tutto va bene”, ma con un “tutto va male”.

Non si può parafrasare un’altra frase dell'ex leader della “Grande marcia”: “sparate sul quartiere generale”, perché non si riesce bene a comprendere chi realmente comandi in un Paese come il nostro, che pare retrocesso, in troppe circostanze, a virulente dispute feudali (l'ultima vicenda della procura di Milano e le “sgridate” della Corte di Cassazione alla Corte costituzionale sul caso Abu Omar, tanto per citare due casi) e quindi a una molteplicità di sedicenti “quartieri generali”.

Non esiste più un’emergenza italiana, ma una inquietante somma di emergenze che investono la drammatica questione economica, una contorta crisi istituzionale, l'evanescenza di una classe dirigente in generale, soprattutto nella sua rappresentanza politica.

Si può osservare che la crisi economica ci è arrivata per esportazione dagli Stati Uniti nel 2007. Ma si può aggiungere che anche noi ci abbiamo messo qualche cosa del “nostro”. Mentre il 4 agosto del 2007, il “profeta alla rovescia”, professor Francesco Giavazzi, scriveva sul Corriere: “La crisi del mercato ipotecario americano è seria, da qualche settimana ha colpito anche le Borse, ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria generalizzata”, noi avevamo già mosso i nostri passi dopo il 1992 con una spinta alla finanziarizzazione, con una colossale svendita del nostro apparato produttivo statale (per fare cassa), con una raffica di privatizzazioni senza liberalizzazioni, stravolgendo in questo modo l'originalità dell'economia italiana, che avrebbe dovuto essere corretta, in tempi e scadenze soppesate, e non appunto stravolta, per stare al passo con “le mode e i tempi” e soprattutto in ossequio agli interessi delle banche d'affari anglosassoni.

Si può poi dire che è dagli anni Ottanta del Novecento che in Italia si sente l'esigenza di una riforma istituzionale. 

Il nobile e funzionale compromesso ottenuto nell'immediato dopoguerra con la Costituente avrebbe dovuto necessariamente essere cambiato, adattato a una nuova fase storica che non aveva più come scenario quello della “guerra fredda” e del mondo bipolare. Eppure, chi in quegli anni si azzardava a parlare di riforme istituzionali veniva raffigurato come precursore di una svolta autoritaria, di un regime. E questo è durato fino a oltre la metà degli anni Novanta, quando è abortita malamente la famosa Commissione Bicamerale. Il risultato è che, al momento, mentre si parla e si litiga di abolizione del Senato, non si riesce ancora a trovare un accordo sulla legge elettorale.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
22/05/2014 - Non si torna indietro (Luigi PATRINI)

Bisogna sperare! In spe contra spem, come diceva Paolo. La Storia non si ripete. Non crediamo all'"eterno ritorno" di nietzschiana memoria. Dopo la venuta di Cristo, "i vostri circuiti sono svaniti":Uno ha già vinto e noi dobbiamo solo avere la pazienza per vedere la Sua Gloria e la Sua Vittoria. Qualcuno galoppa nella profondità della Storia!