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ELEZIONI/ Cl, l'Europa e il "nuovo inizio" di Carrón

Pubblicazione:venerdì 23 maggio 2014

Julián Carrón (Infophoto) Julián Carrón (Infophoto)

Ciò che lo caratterizza è il primato della teologia politica, l'idea che il rinnovamento religioso del mondo passi attraverso il potere. Il cattolicesimo diviene parte, partito, lobby, sul modello dei gruppi di pressione americani caratterizzati da una mobilitazione permanente fatta di sit-in, marce, appelli, denuncie. La Chiesa, in quanto tale, diventa un movimento anti-aborto, anti-gay, anti-gender, ecc. 

Rispetto a questo orientamento Carrón muove una serie di osservazioni. La prima è «la puntualizzazione che sta al centro della Evangelii Gaudium: la constatazione che, nel mondo cattolico, la battaglia per la difesa dei valori è divenuta nel tempo così prioritaria da risultare più importante rispetto alla comunicazione della novità di Cristo, alla testimonianza della sua umanità. Questo scambio tra antecedente e conseguente documenta la caduta "pelagiana" di tanto cristianesimo odierno, la promozione di un cristianesimo "cristianista" (Rémi Brague), privato della Grazia». È questa inversione, lamentata dal Papa, che spiega, ed è il secondo punto, come l'insistenza cada, unilateralmente, sulle strutture, sulle leggi, trascurando la dimensione dei mores, dei costumi, senza i quali anche le leggi migliori non resistono, in democrazia, al cambiamento legato alle variazioni della mentalità dominante. 

Con ciò, ed è il terzo punto, non si tratta di ritirarsi in un comodo limbo – la fuga spiritualistica dal mondo –, né di «contrapporre la dimensione dell'avvenimento e la dimensione della legge», ma di comprendere che, nell'unità di una vocazione, siamo di fronte ad una distinzione di ambiti. «Chi è impegnato sulla scena pubblica, in campo culturale o politico, ha il dovere, da cristiano, di opporsi alla deriva antropologica odierna. Ma questo è un impegno che non può coinvolgere tutta la Chiesa in quanto tale, la quale ha l'obbligo, oggi, di incontrare tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro ideologia o appartenenza politica, per testimoniare l'"attrattiva Gesù"». Questa distinzione non significa che i cristiani, tutti i cristiani, non siano tenuti al Catechismo della Chiesa cattolica. Significa, però, che non si può presumere che dal (giusto) impegno pubblico volto a limitare gli effetti della rivoluzione antropologica possa sorgere l'Europa dei mores, né, tanto meno, espressioni significative di un popolo cristiano. 

Come scrive Carrón: «L'impegno dei cristiani in politica e nelle sfere dove si decide del bene comune rimane necessario. Anzi, attraverso il modello della dottrina sociale della Chiesa, indica quelle formule di convivenza condivisa che l'esperienza cristiana ha verificato. Oggi più che mai è importante. Senza mai dimenticare che nelle circostanze attuali tale impegno assume, in senso paolino, più un certo valore katechontico, cioè critico e di contenimento, entro i limiti del possibile, degli effetti negativi delle pure procedure e della mentalità che ne è causa. Non può, però, presumere che dalla sua azione, per quanto meritoria, possa meccanicamente sorgere il rinnovamento ideale e spirituale della città degli uomini. Questo nasce da "ciò che viene prima", che primerea, da un'umanità nuova generata dall'amore a Cristo, dall'amore di Cristo».


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COMMENTI
29/05/2014 - NON SI VIVE DI FILOSOFIA (Stefano Giuliani)

Egr. Prof. Massimo Borghesi, c'è una disputa in corso? Qualcuno ha "tirato la giacchetta" a Papa Francesco; ed ora qualcun altro sembra "tirare la giacchetta" a don Carrón: interpretando. Non oso aggiungere un mio commento, ma solo rilanciare alcune parole del primo: "Questo ci colpisce nei Vangeli: Gesù cammina molto, e istruisce i suoi lungo il cammino. Gesù non è venuto ad insegnare una filosofia, un'ideologia ma una "via", una strada da percorrere con Lui, e la strada si impara facendola, camminando." (Papa Francesco) Cordialmente, Stefano Giuliani.

 
25/05/2014 - La filosofia politica (Paolo Gasparini)

Per capire il pensiero politico, uno deve conoscere non solo gli errori brillanti del passato (Strauss), ma anche la teologia. la filosofia, teoretica e pratica,la storia, la letteratura (l'eterno conflitto tra poesia e pensiero, direbbe Platone), la scienza, e poco meno del resto. Insomma, uno deve essere poco più di un genio ed è ragionevole sospettare che nessuno le conosce bene. Ma la filosofia è conoscenza di tutto l'affresco e la filosofia politica, al suo acme, si occupa dei momenti ricreativi che sono permessi nei diversi regimi politici. Dostoievskij, Solgenitsyn e altri hanno dimostrato che noi possiamo accedere alla sapienza, alla visione più ampia e bella, solo dopo aver sofferto i retaggi dei peggiori regimi, o meglio, grazie ad essi. Platone era arrivato alla stessa conclusione dicendo che un despota non può essere felice. In ogni caso, nessuna risposta dei classici di filosofia politica è esaustivo. Nel caso di Platone, anche se avesse dato risposte sbagliate, sarebbero sempre molto prossime alla verità, e in modo molto disturbante per la nostra sensibilità moderna.La filosofia politica è poco conosciuta, nelle sue relazioni con la filosofia, anche dalla teologia. L'entusiasmo per la giustizia e i diritti è insidioso, se non peggiore al punto che l'accezione moderna di essi, grazie a Hobbes, impoverisce, se non estingue, sia la dignità umana, che la trascendenza. "Homo non proprie humanus sed superhumanus est-Nulla est homini causa philosophandi nisi ut beatus sit"

 
23/05/2014 - Un nuovo inizio: l'io e il popolo (Giuseppe Schillaci)

Concordo con Massimo Borghesi che non è in gioco appena una questione politica. Don Carrón propone che chi è impegnato sulla scena pubblica possa o anzi "da cristiano" debba opporsi alla "deriva antropologica", mentre la Chiesa e di conseguenza i Movimenti non possano. Ho qualche difficoltà a capire come si fa a separare le due cose. Mi pare di capire che non si tratti appena di una questione di opportunità politica. Mi sembra di vedere un gap: se la Chiesa o CL non si oppone alla deriva antropologica ma lo faccio io individualmente, io cosa faccio? perché lo faccio? perché non faccio invece il contrario (cioè assecondare la deriva)? Sono un cattolico reso "adulto" dall'esperienza di fede che gioca questa esperienza nel mondo? Ma esiste un'esperienza di fede astratta dal mondo? Tutta la mia azione affonda le sue radici nella coscienza di appartenere a una realtà totalmente nuova, che "tocca" la mia persona nella compagnia cui sono stato misteriosamente consegnato: non rintraccio nella mia esperienza un "secondo momento" in cui mi gioco da solo (titanicamente?) la mia fede nel mondo. Cos'è testimoniare l'attrattiva Gesù se non la presenza nell'ambiente di un soggetto umano nuovo, di "due o più che vivono nel Mio nome"?

 
23/05/2014 - Tirare per la giacca (Gianluca Selmi)

Se anche fosse come dice MB e cioè che la lettera del Foglio servisse a tirare per la giacca il Papa, non riesco a comprendere cosa ci sarebbe di così inquietante. Quando le lettere al Papa le scriveva S. Caterina da Siena tirava altro che per la giacca...

 
23/05/2014 - Borghesi (Luigi Amicone)

Caro direttore, in riferimento all’articolo odierno a firma di Massimo Borghesi, permettimi di osservare quanto segue. Quando con altri amici abbiamo sottoscritto la lettera aperta a papa Bergoglio, lettera in cui chiedevamo «di aiutarci a promuovere una controffensiva di preghiera, di azione pastorale, di idee» alle calunnie dell’Onu, non pensavamo certo, come presume il filosofo, di “tirare la giacca al papa”, affermare un “primato della teologia politica” e l’ “idea che il rinnovamento religioso del mondo passi attraverso il potere”. Ma di cosa stiamo parlando? Stiamo ai fatti. Una commissione Onu accusa la Chiesa cattolica di ospitare nella sua stessa dottrina (“per le sue posizioni sull'omosessualità, la contraccezione e l'aborto”) il germe della pedofilìa. E accusa il papa, di essere a capo di una organizzazione di pedofili che copre i pedofili. Dopo di che, sia all’indomani di quelle incredibili accuse, sia oggi, venerdì 23 maggio, e in anteprima mondiale, monsignor Silvano Maria Tomasi, ambasciatore all’Onu per la Santa Sede, si fa latore della controffensiva e sceglie Tempi, giornale che mi pregio dirigere, per rispondere alle calunnie onusiane. Questi sono i fatti, il resto è filosofia. Grazie

RISPOSTA:

Luigi Amicone, in qualità di direttore di "Tempi", non può ignorare il significato "teologico-politico" della Lettera a Papa Francesco, apparsa su "Il Foglio" dell'11 febbraio, da lui stesso firmata. Il significato di quella Lettera era stato chiarito da Giuliano Ferrara in un suo articolo del 24 febbraio: Ecco il modello americano di minoranza combattiva, una risorsa per Francis, laddove "Francis" era papa Francesco. La Lettera, che ai tanti che l'hanno firmata è apparsa, in assoluta buona fede, come la giusta risposta alle provocazioni della Commissione Onu, era, in realtà, un chiaro messaggio "critico", un invito diretto al Papa affinché abbandonasse i toni morbidi, "gesuitici", che certo non piacevano a Ferrara, e tornasse al linguaggio "teologico-politico", quello che, con Carl Schmitt, si muove nella dialettica amico-nemico. La valenza "politica" di quella Lettera non stava nei contenuti, che potevano anche essere condivisi, ma nell'essere indirizzata al Papa. Come ha scritto Giovanni Lindo Ferretti nella sua lettera a Ferrara (La lettera di Giovanni Lindo Ferretti all'Elefantino, "Il Foglio", 22 febbraio '14) «Il Santo Padre non si stiracchia a destra e a manca secondo le urgenze della propria agenda. …Ci sono idee, azioni, nel cammin di nostra vita, che sono affar nostro, di laici… Non è richiesto l'incoraggiamento tanto meno il permesso del Papa». Per questo Lindo Ferretti invitava a cambiare destinatario. Amicone, che come giornalista è anche un "politico", queste cose non deve impararle da me che sono solo un "filosofo". Sa bene anche lui che il destinatario era fuori luogo e che proprio questo rendeva equivoco il contenuto della Lettera, tale da apparire scritta per secondi fini: non come mera risposta alla Commissione Onu, bensì come un mezzo per ricompattare, intorno al "Foglio", un fronte cattolico scontento dell'azione e del magistero del Papa regnante. MB

 
23/05/2014 - Qualche capziosità con sigle strane (Paolo Cevasco)

Mi perdoni il prof. Borghesi, ma sigle come 'cristianesimo illuminista' o 'kantian-cristianista' tradiscon l'imbarazzo di chi si foggia un contraltare polemico inesistente in re. Le radici di razionalità che la gratia compie senza mai sovvertirle sono anche una persistenza storica, che anche - non 'solo' - nell'istanza teologico-politica (cfr. le parti della Summa Th. dedicate alla legge e al legislatore) del Medioevo e nelle teologie della storia moderne (Rosmini, Solovev non certo discaro al Gius, Niebuhr, Eric Voegelin, Del Noce) si incarnano nuovamente, ininterrottamente (qui sta uno dei sussurri più dolci della Grazia), nell'esperienza dei corpi intermedi, nelle lotte cristiane di liberazione, giù giù fino al nostro carisma. Giudicare che questa esperienza, nelle sue inevitabili mutazioni, pure è un continuum, non implica di per sé negare che è l'incontro la forma del nostro sì al mondo. Quindi: un fedele segue e tenta di vivere il carisma, testimonia e incontra nel modo che il Signore gli offre ogni giorno, e quando schegge taglienti del collasso che ci circonda lo sfidano, SENZA SMETTERE DI INCONTRARE NE' CHIUDERE PORTE IN FACCIA A NESSUNO, non abiura testimonianze nette e azioni anche "reattive" in nome di capriole politicanti. Forse mentre "mi mobilito" - senza che questo voglia dire che non penso ad altro - vivo un nuovo fiotto dell'origine del carisma. Dire a priori: A non vive, B vive, secondo quel che essi fanno, non è proprio idolatrare la Legge? Saluti

 
23/05/2014 - IL NUOVO INIZIO E LA NOSTALGIA (Gianni MEREGHETTI)

Interessante l'affondo critico di Borghesi, segno che ciò che la posta in gioco di questo momento storico non è se il Parlamento Europeo troverà il modo di funzionare passando attraverso le secche di un euroscetticismo incalzante. No, la posta in gioco è un nuovo inizio, che riprenda ciò che è già iniziato. In questo senso è vero che si sta lottando a denti stretti per superare la modernità e l'eredità dialettica cui sono legati anche coloro che sembrano contestare tutto, rifiutare tutto. E infatti rifiutano tutto tranne quella ragione che per affermarsi deve essere contro. Invece il nuovo inizio è che accada qualcosa che desti l'umano, che lo liberi verso le altezze per cui viva e vibra. Qui sta il nuovo inizio e il grave errore della modernità è stato di aver creduto potesse nascere da un'analisi, invece quel nuovo inizio è un fatto che si è posto nella storia e che ha creato storia. La modernità ha voluto eliminare quella traccia per ripartire da zero, invece un nuovo inizio è solo se riparte da Uno. Qui sta la vicenda seria di oggi, per cui di fronte alla crisi economica e delle istituzioni vale più la nostalgia delle lamentele. E viene in mente Horkheimer, la nostalgia del totalmente Altro; è quella nostalgia che segna la storia di oggi, la nostalgia di qualcosa che ci è già accaduto e che continua a riaccadere dentro le problematiche del quotidiano. E' prendere sul serio questa nostalgia la strada per arrivare a riconoscere la Presenza da cui viene il nuovo inizio!