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Politica

BEPPE GRILLO/ La "trappola" del capro espiatorio

Beppe Grillo (Infophoto)Beppe Grillo (Infophoto)

Se Grillo dice a Porta a Porta "sarete processati" (19 maggio 2014), se in trasmissione non si siede come tutti gli altri ma rimane in piedi, se non va ai dibattiti politici come tutti gli altri ma nelle piazze, se non vuole governe come tutti gli altri ma mandare tutti a casa, fa il movimento reciproco delle bambine di prima che dicono: lei non è come tutti. E allora cosa ci fa esitare nel dire che si sta verificando quanto spiega René Girard?

La ragione penso sia da addebitare al fatto che la vittima designata − la classe politica e i giornalisti collusi con essa − non sembra essere così fragile. Ma è necessario sapere che quando il meccanismo del capro espiatorio entra in azione libera un'enzima preciso: è la densità delle semplificazioni contenute in un discorso, la quantità di "assolutamente" contenuti in una conversazione. Quando le colpe sono assolutamente tutte di un solo gruppo possiamo essere certi che siamo finiti nel gioco perverso spiegato dall'antropologo francese. La "classe politica" non è una categoria debole come lo erano i matti, i terroni, o le streghe, però, chiedo, quando Beppe Grillo non vuole assolutamente immischiarsi con i politici e i giornalisti, non vengono in mente i lebbrosi di cui evitare il contagio? La mia impressione è che l'Italia sia chiamata a smettere di essere come quegli adolescenti che vanno male a scuola perché il professore ce l'ha con loro, o come quei tifosi la cui squadra del cuore perde, regolarmente, per il rigore negato dalla congiura degli arbitri. E allora non giocano più, buttano tutto per terra, sfasciano tutto. E, magari, portano pure via il pallone. Non abbiamo bisogno di dire la colpa è tutta loro perché non è vero. Perché così non si cambia, non si prende in mano la propria vita. Per crescere bisogna abbassare il dito puntato e chiedersi: dov'ero? che facevo? a che pensavo? come ho votato? come ho parlato, vissuto, lavorato in questi anni? Si chiama maturità, è una crescita interiore che non urla, non va in tv o nelle piazze ma va a lavorare la mattina e a votare se chiamata a decidere. Ed è lievito.

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COMMENTI
24/05/2014 - De te fabula narratur (Alessandro d'Alessandro)

La lettura della storia e delle relazioni interpersonali che offre Girard è più profonda di quanto non si pensi, e fa bene sentirsela ricordare. Maliziosamente, aggiungo che in questi giorni l'autore ha sviluppato una sensibilità speciale al tema

RISPOSTA:

Se ti riferisci alla vicenda de La Nuova Bussola Quotidiana e del mio licenziamento dai Commenti al vangelo, devo dire che non ci avevo pensato. Ma forse hai ragione tu… :-) ML