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BEPPE GRILLO/ La "trappola" del capro espiatorio

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Beppe Grillo (Infophoto)  Beppe Grillo (Infophoto)

Può sembrare eccessivo scomodare René Girard e il meccanismo del capro espiatorio per l'ennesimo tentativo di capire il fenomeno Grillo? Forse sì e forse no. È evidente che tutti noi abbiamo contribuito ai problemi attuali del nostro paese, e che quindi non c'è nessuno del tutto innocente e nessuno del tutto colpevole. Ciò nonostante il meccanismo del capro espiatorio, il bisogno radicatissimo nell'uomo di voler identificare assolutamente in una persona o in un gruppo la responsabilità di malefatte ed errori, scatta inesorabile. E così si va dalla padella nella brace perché rimanere imprigionati in quelle illusioni, non permette di crescere, di cambiare, di prendere in mano la propria vita o quella della propria nazione. Joseph Brodsky ebbe a dire a degli universitari negli Usa che "la parte del corpo che più dovete temere, è il vostro dito indice". Anche quando gli altri fossero collusi coi nostri errori o con le nostre sventure, accusare solo loro impedisce di essere responsabili di sé stessi e quindi liberi: ci sono interi popoli che, per questa ragione, rimangono al palo della storia che potrebbero scrivere.

In senso figurato, un "capro espiatorio" è qualcuno a cui è attribuita tutta la colpa di quello che non va e che deve pagare il prezzo. Nell'antichità le vittime erano innanzitutto degli animali ma potevano essere anche gli uomini: prigionieri, sciamani, generali. Ora non si uccide ma si licenzia, si diffama, si lincia moralmente. Cadere nella trappola del capro espiatorio è devastante per due motivi. Il primo è che la vittima designata, essendo "il diverso" perché appartenente a una minoranza, non può difendersi dalle accuse. Il secondo, più reale in questo momento del paese, è che, poiché la causa individuata non è la vera causa del male, sfogata provvisoriamente l'ira, dopo poco il problema si ripresenta, più grave e ancor più desideroso di altro sangue.

Questo meccanismo, insegna Girard, radica nel profondo di noi molto prima di qualsiasi riflessività. Se la maestra entra in classe e deve sedare un litigio scoppiato, nessuno insegna alle bambine a dare tutta la colpa alla più diversa rispetto al gruppo. Forse sarà l'ultima arrivata, o la più brutta, ma anche no: perché il punto non è essere ricchi o poveri ma, per la propria diversità, essere capaci di generare un collante che coalizza tutti contro di sé. E adesso il collante è enorme come il successo di M5S perché siamo stufi, stanchi, spaventati e abbiamo bisogno di risposte e di giustizia. Ma non siamo bambini. 

È vero che nel corso della storia i soggetti usati come capri espiatori sono stati gli ultimi, come gli ebrei, i negri, le donne o gli omosessuali, ma quante rivoluzioni insegnano che possono esserlo anche i ricchi. L'allenatore che viene licenziato a metà campionato perché sta perdendo, anche se ricco e famoso, può benissimo essere il capro espiatorio dei giocatori o del presidente.



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COMMENTI
24/05/2014 - De te fabula narratur (Alessandro d'Alessandro)

La lettura della storia e delle relazioni interpersonali che offre Girard è più profonda di quanto non si pensi, e fa bene sentirsela ricordare. Maliziosamente, aggiungo che in questi giorni l'autore ha sviluppato una sensibilità speciale al tema

RISPOSTA:

Se ti riferisci alla vicenda de La Nuova Bussola Quotidiana e del mio licenziamento dai Commenti al vangelo, devo dire che non ci avevo pensato. Ma forse hai ragione tu… :-) ML