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Politica

ELEZIONI EUROPEE 2014/ Il "pericolo" peggiore di Beppe Grillo

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Dunque, l’esito del voto europeo di domenica andrà letto in modo sfaccettato senza chiavi troppo uniformi e superficiali. Ma una cosa si può già dire: esiste un minimo comune denominatore ed è il fallimento politico della classe dirigente che ha governato l’Europa in questi anni. La vera crisi, più profonda e duratura della crisi finanziaria, di quella produttiva, di quella del debito (e via via tutti i mostri che si sono presentati in questi anni) è una crisi di leadership. Se mi è consentito (semel in anno) un autoriferimento, è questa la tesi di fondo del libro che ho pubblicato nel 2011 (“Bolle, balle e sfere di cristallo”) e i lettori de Il Sussidiario sanno quante volte nelle mie note periodiche ho insistito su questo punto.

C’è una sola istituzione europea che, pur con i suoi limiti e le sue contraddizioni, è sfuggita alla regola: la Banca centrale guidata da Mario Draghi. I monetaristi ortodossi la potranno criticare per essersi fatta prendere la mano o per essersi americanizzata (è la posizione dei tedeschi), ma non si può dire che non abbia agito spingendo fino al limite massimo il suo mandato: garantire la stabilità monetaria e finanziaria (un binomio da non dimenticare). In ogni caso, Draghi non può essere accusato di non aver governato. Nel suo caso la leadership c’è e si è vista, basti ricordare quante volte ha agito a maggioranza, sia pur schiacciante, mettendo in un angolo la Bundesbank.

Nessun governo, invece, è stato all’altezza della situazione, tanto meno un qualsiasi partito politico. I popolari sono addomesticati dalla Cdu, l’azionista di riferimento. I socialisti si sono dissolti: la parabola francese dopo la fugace e futile vittoria di François Hollande ne è lo specchio. Quanto alla Spd, la socialdemocrazia tedesca, è una pallida ombra non solo del proprio mito, ma del più recente passato. I partiti italiani non hanno giocato nessun ruolo, messi a terra, anzi sottoterra, dalla crisi del 2010-2011, si sono arresi. Il Pdl si è frantumato, il Pd è stato rovesciato come un guanto dal ciclone Renzi (e vedremo dove andrà a parare), il tentativo di creare una formazione liberale centrista si è spento con il sogno politico di Mario Monti. Quanto a Grillo, è ancora un ectoplasma.

Il voto è nello stesso tempo un campanello d’allarme che può diventare una campana a morto se non si è capaci di cogliere il grido di dolore (diremmo con espressione risorgimentale). C’è qualcuno in grado di capire il messaggio? Non lo sappiamo e bisogna sempre evitare catastrofismi, sciocchi quanto inutili. La storia non si ferma e la politica non ammette vuoti. Il nuovo Parlamento europeo darà una spinta forte per superare le politiche di austerità, anche se nessuno ha presentato agli elettori una proposta chiara, articolata, convincente.

Lo sguardo più lucido sui guai dell’Europa viene da oltre Atlantico. Gli americani lo faranno per interesse, chi lo mette in dubbio, ma ci azzeccano. Il libro di Tim Geithner “Stress Test”, è stato letto finora solo per i riferimenti (senza dubbio esplosivi) alle manovre per far cadere Silvio Berlusconi nel 2011, ma l’ex segretario al Tesoro americano ricorda con arguzia quando alle riunioni dei G7 o dei G20 gli europei facevano i supponenti e dicevano: ma che cosa avete da insegnare voi che avete provocato la crisi dei subprime, ragazzini lasciateci lavorare. O il fervore da Vecchio Testamento in versione luterana dei vertici tedeschi, convinti che occorresse dare una punizione solenne ai peccatori del sud Europa. Con la Grecia, poi, hanno applicato il detto di Lenin: punirne uno per educarne cento. Certo, chi ha commesso errori (e tanto più imbrogli come i greci) deve pagare, ma a quale costo, anche a quello di trascinare tutti nel baratro? I tedeschi lo hanno fatto, badando però a mettersi al riparo, salvando le proprie banche con i quattrini di tutti i contribuenti europei, anche quelli dei paesi come l’Italia che non erano affatto esposti verso la Grecia, il Portogallo, la Spagna o l’Irlanda. Il che mette in dubbio la buona fede degli zeloti protestanti.