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ELEZIONI & CL/ Violante: l'Europa del (solo) desiderio è fallita

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Luciano Violante (Infophoto)  Luciano Violante (Infophoto)

Nella vita privata prende sempre più piede un agire orientato al successo, al profitto e al desiderio incurante delle conseguenze di ciascuna scelta sulle relazioni umane e sui destini della comunità. La convenienza economica diventa la misura di tutte le cose; un'Europa disumanizzata è destinata a spezzarsi in mille frammenti. 

La messa a fuoco di questo tema da parte di Carrón aiuta a capire la grande difficoltà dell'Europa dei nostri giorni e il senso stesso del conflitto che l'attraversa, tra chi la considera uno spazio puramente economico e chi invece la vorrebbe come comunità umana. Bisogna rispondere a una domanda semplice: che cosa vuol dire essere europei oggi? Meglio: come si fa a recuperare all'Europa una dimensione di libertà fondata sulla responsabilità, sull'appartenenza a un destino comune, sull'equilibrio tra diritti e doveri? È in gioco la capacità di costruire relazioni, di parlare con l'altro, di riconoscere la sua dignità, di superare la pura dimensione economica. Perciò è giusto parlare, seguendo il pensiero di Carròn, di una riumanizzazione dell'Europa e della sua cultura come obbiettivo di coloro che si misurano senza arroganza attorno al tema della verità. 



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COMMENTI
25/05/2014 - commento (francesco taddei)

in europa si accentrano sempre di più i poteri. invece di contrastare questo fenomeno ci sono gli euroconvinti a prescindere (napolitano,il pd e mario mauro) che benedicono ciò prospettando l'evaporazione dell'italia e un supergoverno franco-belga-tedesco, poi ci sono i "regionalisti". tutti gli altri se ne disinteressano, pensando solo al proprio stipendio-vitalizio o al proprio partito e ai suoi clienti. dell'italia come nazione, come popolo, come stato sovrano non interessa a nessun italiano. anche i preti pensano all'identità nazionale come una cosa da seppellire per un universalismo che annacqua tutto.

 
24/05/2014 - Violante, una persona seria (Claudio Baleani)

Ringrazio di cuore Violante. Voglio fare due domande. Premesso che se non si trova un raccordo tra la libertà individuale, i doveri e le necessità collettive, anche davanti all'evidenza della crisi l'Europa non cambierà e i nodi, da Violante così ben descritti, non troveranno una strada per la soluzione, quale potrebbe essere questo punto di sutura? Alla domanda su cosa significa essere europei, ne aggiungerei un'altra: che significa essere italiani? Non aveva forse ragione Pasolini quando diceva che in Italia c'è stato un genocidio e gli italiani non esistono più? Quello che ci distingueva erano 4 parole: famiglia, lavoro, risparmio, patria, annichilite dall'orrore per la povertà e distrutte dai sogni. Oggi che cosa ci distingue? In sostanza: che vogliamo? Qualche giorno fa mi sono trovato con alcuni colleghi per parlare di problemi del lavoro. Sono rimasto sorpreso constatando che riuscivamo a confrontarci senza litigare troppo e a capire quello che gli altri dicevano senza prevaricazioni del "grosso" sul "piccolo". Strano no?