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ELEZIONI EUROPEE 2014/ Il giurista: questo voto non sbloccherà il Parlamento

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ELEZIONI EUROPEE 2014. Ora l'Europa attende il responso delle nostre urne. Il premier Matteo Renzi, riferendosi a Grillo, ha detto: “domenica c'è da fare un derby, non tra Inter e Milan, ma tra chi pensa che il futuro dell'Italia sia evocare terrore e giocare sulla sconfitta e chi pensa di mettersi in gioco e prova a cambiare le cose”. A essere in gioco sono anche le riforme il cui destino, come spiega Stelio Mangiameli, professore di diritto costituzionale nell’Università di Teramo, dipende in larga parte dall’esito elettorale, anche se molte delle proposte del governo Renzi sono già in serie difficoltà.

 

Professore, da lunedì le riforme proseguiranno o si fermerà tutto come sempre avviene in Italia?

Per rispondere bisognerebbe avere la sfera di cristallo. La competizione sul terreno europeo riguarda il confronto tra Renzi e il suo gruppo dirigente da un lato, e il Movimento 5 Stelle dall’altro. La prima cosa che dobbiamo segnalare è che rispetto a un sistema politico tripolare uno dei tre poli, quello che fa capo a Berlusconi, è abbastanza malmesso. La legge elettorale delle Europee è in parte simile a quella che abbiamo in Italia per la Camera e il Senato dopo la sentenza della Corte costituzionale. Non c’è più il premio di maggioranza ma solo uno sbarramento del 4%, una distribuzione proporzionale e le preferenze. Le Europee sono quindi un test valido sulla legge elettorale in vigore.

 

Alla fine Renzi ce la farà?

Renzi parte con un grave svantaggio. Nella sua competizione con Grillo, il premier sconta il fatto di essere presidente del Consiglio senza essere passato da una tornata elettorale. In questo ha ricommesso l’errore che nel 1998 compì D’Alema, quando andò a Palazzo Chigi senza elezioni. Renzi cerca una legittimazione elettorale attraverso un’elezione impropria come sono le Europee, proprio come D’Alema l’aveva cercata nel 2000 in occasione delle Regionali. Il pericolo è che se oggi non ci sarà un successo del Pd, Renzi debba essere costretto a lasciare.

 

Con l’attuale maggioranza è possibile riuscire ad approvare una riforma costituzionale del Senato?



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