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IL CASO/ Casaleggio e le teorie complottistiche da "Bar sport"

Pubblicazione:domenica 25 maggio 2014

Gianroberto Casaleggio (Infophoto) Gianroberto Casaleggio (Infophoto)

Il complotto, la congiura, chiamiamola come vogliamo, anche nella sua doppiezza e nella sua crudeltà, richiede non solo cinismo, ma anche grande competenza e professionalità. Insomma non si improvvisa un quattro e quattrotto in un sorta di bar sport, anche se l'ambiente è un'ambasciata di un grande Paese.

In questi giorni è apparso su Il Fatto quotidiano una chilometrica intervista di Marco Travaglio al “guru” del Movimento 5 Stelle, Gianroberto Casaleggio, e si è tornati a parlare della strana visita, contemporanea, all'ambasciata inglese di Roma, da parte sia di Beppe Grillo e di Casaleggio, con due altri esponenti del M5S, sia da parte di quello che dopo pochi giorni sarebbe diventato il presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta.

Il giorno è uno di quelli tra i più problematici della crisi italiana, esattamente il 10 aprile 2013, quando non si riusciva a formare un governo e il Parlamento non riusciva nemmeno a mettersi d'accordo sul nuovo Presidente della Repubblica. Nella chilometrica intervista, Travaglio pone questa domanda: la storia di quei giorni è stata tutta scritta? Casaleggio risponde in modo problematico e allusivo: “Chissà... c'è quell'invito all'ambasciata inglese a Roma. Era il 10 aprile 2013, una settimana prima delle presidenziali. Eravamo Grillo, io e due nostri collaboratori. L'ambasciatore ci chiese di informare Enrico Letta, allora vicesegretario Pd, che aspettava in un'altra stanza. Rifiutammo. Allora ci fecero salire al piano di sopra da una scala di servizio per pranzare con alcuni addetti dell'ambasciata, mentre l'ambasciatore pranzava al piano di sotto con Letta. A un certo punto l'ambasciatore o il suo braccio destro ci domandò: voi che ne pensate della rielezione di Napolitano?”.

C'è da notare che in quel putiferio politico, la domanda se la ponevano anche tra Vimodrone e Pozzolo Predabissi, tra biliardi e bocciofile. Ma che cosa scatta invece nei ricordi e nella testa del “guru” pentastellato, oggi dipinto anche come un grande manager?

Continua Casaleggio: “Poi, quando due settimane dopo ci ritrovammo Napolitano rieletto e Letta presidente del Consiglio, ci dicemmo che forse qualche cosa non quadrava”. Il “guru” e manager (professione non più popolare come negli anni “eroici” della “finanza innanzitutto”) tira subito una conclusione: “E' una prova della forte influenza che i governi stranieri hanno sulle scelte politiche italiane... E' una delle tante facce della nostra perdita di sovranità”.

Ora, che la dietrologia sia uno degli sport più praticati, soprattutto in Italia, è un fatto abbastanza noto, ma che assurga addirittura a notizia-bomba la domanda di un ambasciatore o del suo braccio destro sulla possibile rielezione del vecchio Presidente della Repubblica è abbastanza sbalorditivo.

Può darsi che, cresciuti all'ombra del vecchio sillogismo aristotelico, siamo svantaggiati rispetto al guru-manager Casaleggio. Può anche darsi che lui sappia cose che non sono note. Allora se ha elementi in più, dovrebbe fornirli con tutta la chiarezza necessaria. Ma la rapidità del passaggio dalla domanda inglese alla perdita di sovranità, ci permetterà Casaleggio, appare un poco forzata.


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