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RISULTATI ELEZIONI EUROPEE 2014/ Renzi "balla" sulle rovine di Francia e Gran Bretagna

Angela Merkel e François Hollande (Infophoto) Angela Merkel e François Hollande (Infophoto)

Scontata l'affermazione della Merkel in Germania e l'affermazione del socialdemocratico Martin Schultz. Marginale, anche se in crescita, la lista degli euroscettici tedeschi. Meno scontata l'affermazione del Partito democratico di Matteo Renzi in Italia, nella misura in cui è avvenuto, contro i “potenziali” euroscettici di Beppe Grillo, contro la pattuglia (che pure è andata bene) dei leghisti, la presenza di Fratelli d'Italia e soprattutto il pesante arretramento di Forza Italia.

Guardando da lontano la situazione italiana, si potrebbe dire che l'Italia non appare affatto euroscettica come si diceva e si pensava. In realtà, le cose stanno probabilmente in modo diverso e una svolta europea è auspicata da tanti cittadini italiani. Ma il problema è che le elezioni in Italia hanno riguardato soprattutto una contrapposizione durissima, a tratti persino volgare, tra il Partito democratico che rappresentava il “sistema” e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che, con il consueto “tutti a casa”, si poneva sul versante dell'antisistema. 

In definitiva le elezioni europee, in Italia, riguardavano soprattutto l'Italia, il “cortile di casa”. In questo caso la scelta per Renzi e il “suo” Pd è apparsa a molti come un fatto di “buon senso”, trascurando persino la coalizione governativa, dove il Nuovo centrodestra sembra solo una comparsa. La scelta a questo punto è stata quasi obbligata per molti italiani che, magari, non hanno mai neppure pensato di votare per il Pd. Si aggiunga a questo la figura di un politico “solitario”, una sorta di “ultima carta” da giocare nella classe politica italiana tanto screditata. Matteo Renzi ha, tutto sommato, interpretato bene la sua parte: ha rassicurato, fatto le aperture necessarie a ceti sociali non tradizionalmente collegati alla sinistra e non ha mai vestito la “maglietta” del giustizialista che tanto andava di modo in questi ultimi venti anni.

Nel testa a testa che si poneva alla vigilia della campagna elettorale, alla fine è stato Beppe Grillo ad andare “fuori strada”, probabilmente radicalizzando troppo lo scontro, neanche fosse una sorta di ordalia. Può anche darsi che il Movimento 5 Stelle sia ormai un movimento radicato, ma la storia insegna che i movimenti di questo tipo difficilmente si radicano quando perdono le partite decisive. E non c'è dubbio che questo delle europee era un test decisivo e fondamentale, come lo sottolineava lo stesso Grillo.

Ora comunque, tamponata la situazione italiana, resta aperta la situazione europea. Restano aperti i problemi dello stesso Renzi nei confronti della politica europea a trazione tedesca. Sarà difficile giocare una partita di correzione all'austerità, pensando di rispettare i diktat della Commissione, cioè i parametri fissati dall'Europa. Renzi si è solo liberato dell'ingombro italiano, ora deve affrontare i “mastini” di Bruxelles. E la partita è tutt'altro che facile.

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