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RISULTATI ELEZIONI EUROPEE 2014/ Renzi "balla" sulle rovine di Francia e Gran Bretagna

Il risultato della tornata europea si presta a diverse interpretazioni: un terremoto elettorale in Francia e GB, mentre in italia Renzi "rottama" gli euroscettici. GIANLUIGI DA ROLD

Angela Merkel e François Hollande (Infophoto) Angela Merkel e François Hollande (Infophoto)

Il risultato della tornata europea si presta a diverse interpretazioni, a seconda che lo si giudichi dall'angolo tipicamente continentale, del complesso dei Paesi dell'Eurozona, oppure dalla realtà dei singoli Paesi. Cambia la mappa europea, non tanto per la presenza dei due grandi partiti di maggioranza, che restano, il Ppe e i socialdemocratici, ma per l'ampiezza dei nuovi movimenti euroscettici che entrano nel Parlamento di Strasburgo.

Quale tipo di forza, di massa d'urto o di gruppo, porteranno questi partiti euroscettici è ancora difficile valutarlo, sia per la reale consistenza del Parlamento europeo nei confronti della Commissione, sia per le diversità che separano tra loro i gruppi euroscettici. L'“altra Europa” del greco Tsipras mette in discussione la politica attuale dell'Europa ma non ha nulla a che vedere con la scelta anti-euro e nazionalista della francese Marine Le Pen oppure del britannico Nigel Farage.

Facendo per un momento un consuntivo a “botta calda”, si può dire che sono in corso due “terremoti” politici. Il primo nel “cuore” dell'Europa, a Parigi, dove il Front national di Marine Le Pen stravince le elezioni, arriva al 25 percento, quasi umiliando i socialisti di François Hollande (che toccano il minimo storico dei consensi) e distaccando sensibilmente la destra dell'Ump. La crisi politica francese, che si riflette pesantemente in campo europeo, è arrivata al punto che oggi ci sarà un gabinetto di crisi all'Eliseo. Il secondo “terremoto” politico si sta svolgendo in Gran Bretagna, dove l'Ukip di Nigel Farage diventa il primo partito davanti ai “tories” e al Labour Party, un fatto impensabile fino a qualche anno fa. Certamente, per quanto riguarda gli equilibri dell'Eurozona, il “terremoto” inglese ha meno effetti destabilizzanti di quello francese. 

In Gran Bretagna c'è sempre la sterlina e lo stesso David Cameron non ha di certo un atteggiamento favorevole alla politica europea a trazione tedesca. Si può aggiungere, a queste fibrillazioni, l'affermazione di Tsipras in Grecia, che va a scontrarsi con la politica di Angela Merkel. E ci sono ancora altre realtà che danno un'idea dell'insofferenza verso questa politica europea, tutta rigore e austerità, in varie zone dell'Europa. Non è un caso che il presidente della Bce, Mario Draghi, commenti con amarezza: “Gli elettori in tutta Europa si sono chiaramente allontanati, vogliono risposte”.

Il commento di Draghi è preoccupato, soprattutto per il “sussulto” della Francia e il sempre più marcato “distacco” inglese. Ma si può aggiungere che anche l'astensionismo, che complessivamente resta di gran lunga superiore al 50 percento (anche se c'è stato un lieve miglioramento), misura la lunghezza del distacco tra elettori europei e il Parlamento di Strasburgo. A ben vedere i grandi Paesi fondatori che hanno dato stabilità a questa Europa sono stati la Germania e l'Italia.