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ELEZIONI/ Sapelli: Renzi, la vittoria del cattolicesimo democratico

Pubblicazione:martedì 27 maggio 2014

Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto) Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto)

Ma la vera nuova Europa emerge là dove essa è culturalmente nata: in Grecia. Qui Syriza diventa il primo partito, con il centrodestra al secondo posto, i socialisti al terzo, e infine Alba dorata, al 9%, ossia un partito come quello ungherese neonazista e antisemita. Qui in Grecia, pur avendo costretto un paio di anni fa, il povero Papandreu a dimettersi, quando da primo ministro socialista aveva annunciato di voler far svolgere un referendum sulle misure inaugurate dalla Troika (e dopo di allora di lui si son perse fisicamente le tracce), il Pasok è stato distrutto nello stesso tempo in cui Berlusconi e Tremonti venivano costretti alle dimissioni, con la Merkel che piangeva, Obama che la faceva da padrone ma non riusciva a ottenere nulla se non che “il sangue di Silvio non cadesse sulle sue mani”, come ci ha rivelato Geithner nel suo libro di memorie. Il sangue dei politici greci non è caduto sulle mani di nessuno e il popolo ha potuto votare, e questo ora ha fatto sì che l’unica vera alternativa ragionevole al Partito popolare europeo e alle sue disastrose linee economico-politiche abbia stravinto e sia il primo partito. Non nascondo i miei valori: da vecchio e non pentito cattolico-comunista gioisco perché dietro a Syriza ci sono i vecchi gloriosi quadri del Partito comunista greco dell’interno, non filo-moscovita, ma togliattiano ed eurocomunista.

In Italia è stata tutta un’altra storia. A parer mio, la questione più rilevante delle elezioni politiche europee italiane è stato il coagularsi di questo intreccio di situazioni. La prima è quella che dopo il colpo di stato antiberlusconiano e antitremontiano, guidato in forma thailandese dal Presidente della Repubblica con la creazione artificiale, faustianamente, dell’homunculus Monti e, per fortuna, senza militari, il popolo ha potuto tornare nuovamente a votare. E guarda un po’ cosa accade: Matteo Renzi, il ragazzo che parla veloce, come lo definisce il Financial Times, prende il 40%, cioè il 30% di Bersani più il 10% di Monti, come’era avvenuto nelle elezioni politiche del febbraio 2013. Elezioni cui neppure un re della Thailandia avrebbe potuto opporsi.

Ma veniamo alla seconda questione. Il Pd di Renzi, con il suo 40%, batte tutti i record: è il primo partito politico europeo; è il primo partito socialista europeo, e quindi potrà disporre di un alto numero di seggi al Parlamento che gli permetterà di ostacolare veramente la politica del Ppe; è l’unico partito in grado di fronteggiare la Merkel e di raccogliere attorno a sé, invece che il povero Schulz, una vera alternativa socialista, keynesiana e antiblairiana che ricostruisca una nuova Europa.

Il problema vero è quello di interrogarsi sul fatto se Renzi e i suoi compagni saranno in grado di fare tutto ciò ossia di liberarsi delle scorie neoliberiste, ordofinanziarie e neobonapartiste che allignano tra i suoi quadri, tra i suoi dirigenti. Una cosa è però indubitabile: Renzi segna la vittoria del cattolicesimo democratico italiano. Su molti fronti, come ho sottolineato altre volte, è emblematico che sia stato un cattolico a far entrare il Pd nel Pse, e questo è un segno di infinità libertà di cui tutti gli italiani devono essergli grati: l’unità partitica dei cattolici è finalmente sepolta. La seconda vittoria è sempre quella del cattolicesimo democratico su ciò che rimane della gloriosa tradizione cattolico-comunista: ossia non rimane più nulla. D’Alema fa il viticultore, Bersani, che è un gran brav’uomo, cerca di trasformarsi da amministratore in politico, e tutti gli altri seguono fedeli il mio vecchio amico Ugo Sposetti, che però non mi pare voglia rifondare un partito. I cosiddetti veltroniani la tradizione politica la avevano già abbandonata da tempo, e si deve a essi e al buon Piero Fassino se anche ciò che rimane di un frugale apparato del Pd quella tradizione l’abbia ormai totalmente abbandonata, Chiamparino docet. Ma è stata proprio questa trasformazione a “spianare” Mario Monti e i suoi incredibili seguaci e a dare un durissimo colpo a Forza Italia e a Berlusconi.

La conseguenza è stata che questa straordinaria vittoria del cattolicesimo democratico (e qui anche Papa Francesco ha fatto la sua parte - che Dio lo abbia in gloria, se posso permettermi di usare una simile affermazione) ha tagliato le unghie a Beppe Grillo e ai suoi bravi ragazzi, che si dividono tra facinorosi e uomini e donne di buona volontà. Per carità, rimaniamo coi piedi per terra: Grillo si è definitivamente trasformato da movimento in partito e quindi anche per il Movimento cinque stelle è giunta l’ora della verità. Rimarrà un partito bonapartista di protesta o diverrà un partito di sinistra, a sinistra del Pd?

Per coloro che hanno sempre pensato che l‘Italia sia un Paese moderato per natura sarebbe una sconvolgente scoperta. Ma, come diceva un grande Pontefice: non dobbiamo avere paura.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
27/05/2014 - Cosa c'entra papa Francesco? (Maria Eva Virga)

Mi sfugge del tutto come possa essere infilato papa Francesco in quest'analisi politica.

 
27/05/2014 - commento (francesco taddei)

tutto cambia per rimanere tutto uguale. il prof sapelli torna di sinistra, francia-germania tornano padroni di quella cosa creata a loro uso e consumo chiamata europa e "ahi serva italia..." come piace a sapelli, ai moderati e a preti. l'italiano conosce solo la lingua di topolino perché tra giornalisti,economisti e professoroni la nostra bella lingua piace così poco da cambiarla ogni tre parole con inflessioni straniere che fanno tanto cuul invece sono solo parole di gente senza identità. cattolicesimo democratico? andiamo per favore a studiare i benedettini, i loro metodi e la loro disciplina.