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ELEZIONI/ Sapelli: Renzi, la vittoria del cattolicesimo democratico

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Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto)  Matteo Renzi e Angela Merkel (Infophoto)

Il voto europeo non ha riflesso, se non in modo molto cauto e moderato, la profondità della crisi economica e morale in cui si trova l’Europa. Il Partito popolare europeo, è vero, perderà indubitabilmente un buon numero di seggi, ma se poniamo mente al fatto che, sotto la guida della sua componente austro-tedesca e nordica, è la cultura che porta la più pesante responsabilità sia per la politica deflazionistica della Bce, sia per l’ordonazionalismo politico esasperato, sia per aver reso senso comune il fatto che l’Europa sia sottrazione di sovranità invece che condivisione della medesima, come si è dimostrato recentissimamente in Grecia e ogni giorno nelle politiche dei commissari, ebbene, se tutto questo è vero, il Ppe non è stato penalizzato dagli elettori. Il suo candidato Juncker può orgogliosamente proporsi come Presidente della Commissione mortificando uno Schulz tanto incompetente e arrogante quanto incautamente nazionalista, come ha dimostrato nel corso della sua campagna elettorale, tradendo le stesse promesse pronunciate nella miserevole assise romana del Pse che l’aveva incoronato candidato.

Tutti gli analisti si stracciano le vesti per il successo degli euroscettici. Ma si tratta di questioni diverse e assai più complicate di quanto a prima vista non appaia. Diciamo in primis una cosa: che all’appuntamento di un euroscetticismo altamente consapevole dei destini dell’Europa, saldamente ancorato a una politica keynesiana continentale, con la riforma della Bce, il potere finalmente conferito in forma assoluta al Parlamento e non alle commissioni, ebbene il primo a mancare a questo appuntamento che avrebbe dato dignità all’euroscetticismo e tagliato le gambe ai neobonapartismi di destra emersi come funghi più o meno velenosi è stato il Partito sociale europeo. Non a caso è stato anch’esso penalizzato dagli elettori e in più forte misura di quanto non sia accaduto al Ppe.

Veniamo agli antieuropeisti e andiamo per ordine. Guardiamo prima fuori dell’Europa, cioè al Regno Unito dove non regna l’euro ma la sterlina e domina la Common law. Ebbene, i laburisti sono il primo partito e questo, se si pensa alle litanie pro Blair che dovrebbero essere salvifiche, è un buon segno perché Ed Miliband blairiano non è e ha rimesso insieme partito e Trade Unions ricostituendo una forte forza riformistica a cui, per esempio, il Pd italico potrebbe ispirarsi. I Tories sono il secondo partito. Avrebbero potuto assorbire molti voti all’Ukip di Farrage se solo avessero avuto un altro leader meno stolido di quel “bamboccione” di Cameron. Qui la vera notizia è il crollo dei liberali, del resto già annunciato da tempo.


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COMMENTI
27/05/2014 - Cosa c'entra papa Francesco? (Maria Eva Virga)

Mi sfugge del tutto come possa essere infilato papa Francesco in quest'analisi politica.

 
27/05/2014 - commento (francesco taddei)

tutto cambia per rimanere tutto uguale. il prof sapelli torna di sinistra, francia-germania tornano padroni di quella cosa creata a loro uso e consumo chiamata europa e "ahi serva italia..." come piace a sapelli, ai moderati e a preti. l'italiano conosce solo la lingua di topolino perché tra giornalisti,economisti e professoroni la nostra bella lingua piace così poco da cambiarla ogni tre parole con inflessioni straniere che fanno tanto cuul invece sono solo parole di gente senza identità. cattolicesimo democratico? andiamo per favore a studiare i benedettini, i loro metodi e la loro disciplina.