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RETROSCENA/ Chi c'è dietro la "strage" di Forza Italia in Veneto?

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

Con un uomo-ombra sullo sfondo, fiduciario totale del Cavaliere: il padovano Nicolò Ghedini. Chi ha registrato i (mal)umori della base, in questi ultimi anni, capisce benissimo perché oggi in Veneto il partito sia così malconcio. Ed è preoccupato, e parecchio, perché tra un anno si vota per le regionali: dove, visto l'esito di queste europee, per la prima volta nella storia il centrosinistra rischia seriamente di vincere.

Il nodo principale, lamentano tanti iscritti di base, è l'assenza di una vera democrazia interna: i posti-chiave sono controllati dai soliti noti, che si puntellano tra di loro senza una legittimazione agganciata a congressi reali anziché ad assemblee di cartapesta. Una contestazione che è stata espressa a voce alta anche in ormai numerosi incontri pubblici, e che non sarà possibile continuare a ignorare adesso, dopo l'impietoso esito elettorale. Reso ancor più amaro da quel che è capitato nel resto del Nordest: dal Trentino-Alto Adige, dove Forza Italia è rimasta appesa a un risibile 7 e mezzo per cento, che supera a mala pena il 10 anche attaccandoci Ncd e Fratelli d'Italia; al Friuli-Venezia Giulia, regione già persa lo scorso anno dai "berluscones" a beneficio di Debora Serracchiani, e dove ora i forzisti si sono trovati inchiodati al 14 per cento, che sale al massimo al 23 con i puntelli dei due schieramenti messisi in proprio. Caporetto, del resto, è a due passi anche sulle mappe geografiche, mica solo su quelle politiche.

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