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Politica

RETROSCENA/ Chi c'è dietro la "strage" di Forza Italia in Veneto?

Forza Italia al 14,7%: per il Veneto una batosta, se si pensa che nel 2006 Berlusconi aveva il 36%. FRANCESCO JORI spiega come e perché il crollo di FI non è ancora finito

Silvio Berlusconi (Infophoto)Silvio Berlusconi (Infophoto)

Azzurro pallido, quasi stinto. È un mesto ammaina-Berlusconi, quello che il voto europeo fa registrare in Veneto, già epicentro del forzaleghismo, con una Regione in mano per 15 anni al forzista Galan e adesso al leghista Zaia, e con il centrosinistra relegato ai margini. Quel che resta del Pdl richiama una piccola Caporetto politica, a partire dal battaglione principale: Forza Italia crolla sotto il 15 per cento, quattro punti e quasi 200mila voti sotto il già scialbo esito delle politiche di un anno fa; gli altri manipoli del fu-Pdl, Ncd e Fratelli d'Italia, galleggiano poco sopra il 3 a testa. A completare la débacle, i forzisti scivolano al quarto posto in regione, sorpassati sia pur di pochi decimali anche dalla Lega, che un anno fa alle politiche stava sotto di loro di dieci punti.

Ma non è una sorpresa, anzi: siamo di fronte alla cronaca di una sconfitta lungamente annunciata. La crisi viene da lontano, vedendo via via sgretolarsi il massiccio consenso che alle politiche del 2006 aveva visto il partito di Berlusconi spadroneggiare col 36 per cento. Da lì è iniziata una rapida discesa, che nel 2010 è costata la presidenza della Regione, ceduta a una Lega super-rampante, capace di arrivare da sola al 35, mentre l'alleato-rivale sprofondava al 25; e un anno fa, alle politiche, ha visto i forzisti franare sotto il 19. Nel contempo, in giro per il Veneto, arrivava una batosta dopo l'altra, con la perdita di piazze tradizionalmente di centrodestra a partire da Vicenza e Verona; quest'ultima riconquistata sì, ma solo grazie alla rivitalizzazione garantita dalla Lega di Flavio Tosi. Al punto che oggi, su sette capoluoghi, il partito di Berlusconi può vantare un solo sindaco, per giunta in una realtà periferica come Rovigo; e anche qui comunque traballante per una serie di guerricciole interne.

Come si è arrivati a tanto, in una delle aree-chiave del forzismo? Molto più per vizi interni che per meriti altrui. Anche nei momenti di maggior gloria, il partito in Veneto non è mai riuscito a darsi un leader, una sintesi, un'organizzazione. Aveva uomini in vista, certo, in testa il governatore Giancarlo Galan. Ma un altro dei suoi leader, Renato Brunetta, era stato duramente strapazzato quando aveva provato a candidarsi sindaco a Venezia. E nemmeno quando questi due erano entrati al governo assieme a Maurizio Sacconi (oggi tra i transfughi del Nuovo Centrodestra), la base veneta se ne era accorta: loro distanti fisicamente e mentalmente dal Veneto, in casa una rissosa federazione di province ciascuna squassata da una qualche lite al proprio interno.