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DIETRO RENZI/ Quando il sentimento mette fine alla politica ideologica

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

La speranza ha sconfitto la paura. Nei giorni del suo trionfo, è lecito essere indulgenti verso le parole altisonanti con cui Renzi enfatizza la vittoria del Pd. E c'è anche un motivo più profondo per interrogarsi su tali parole: contengono implicazioni storiche di cui forse neanche Renzi ha piena consapevolezza. Qualche anno fa Dominique Moisi ha scritto un libro, Geopolitica delle emozioni, In cui distingueva tra i popoli della paura, quelli dell'umiliazione e quelli della speranza. Moisi indicava la paura come il sentimento dominante dell'Occidente, mentre coglieva nei popoli arabi un forte senso di umiliazione e nei paesi del cosiddetto Bric, come la Cina, il primato della speranza. 

I popoli che hanno conquistato più ricchezza e benessere di tutti gli altri, infatti, sono anche quelli che hanno più da perdere: è il caso dei paesi occidentali e in particolare dell'Europa attanagliata da un senso sempre più forte del proprio declino. Come i leader degli altri movimenti anti-europei, anche Grillo ha cavalcato la paura, il senso di rabbia e di impotenza che ne derivano o l'ebrezza incosciente che spinge al gioco del "tanto peggio, tanto meglio" soprattutto tra molti giovani. Ma, contrariamente a molte aspettative, Grillo è stato sconfitto e Renzi ha collegato il successo del suo partito ad una "vittoria della speranza".

Indubbiamente, il leader del Pd ha colto un elemento importante: oggi, più degli interessi, sono i sentimenti che possono orientare le scelte politiche. Lo scontro tra Renzi e Grillo non è stato tra leader di forze politiche rappresentative di differenti gruppi sociali o di specifici interessi economici. È stato uno scontro tra due diverse visioni ideali o, più precisamente, tra due sentimenti in grado di ispirare approcci differenti alla realtà in cui viviamo. 

È la prima volta che ciò accade dopo anni di politica post-ideologica molto arida. Non si tratta di politica immateriale da società post-moderna: a questi sentimenti diversi corrispondono scelte politiche assai concrete, anch'esse molto diverse, sebbene i loro contenuti non siano del tutto definiti e i loro contorni restino confusi. Oggi in Europa, verso gli immigrati paura vuol dire indifferenza o ostilità mentre speranza vuol dire accoglienza e ospitalità. È sorprendente che la principale forza politica sostenitrice di un governo che ha realizzato l'operazione Mare Nostrum sia riuscita a raccogliere tanti consensi. Sono passati appena pochi anni da quando anche il Pd inseguiva la Lega sul terreno della sicurezza e della paura degli stranieri. In queste stesse elezioni, inoltre, la Lega ha conquistato un buon risultato enfatizzando atteggiamenti xenofobi. Eppure il Pd renziano non è stato penalizzato dai più di 19mila salvataggi effettuati nel Mediterraneo nel corso del 2014. 



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