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Politica

SCENARI/ Renzi, Napolitano e gli "Stati Uniti d'Europa"

Giorgio Napolitano (Infophoto)Giorgio Napolitano (Infophoto)

Non c’è stata neppure l’esplosione di voti a favore del gruppo M5S che si proponeva di canalizzare la rabbia popolare contro l’austerità e il rigore. Tra i motivi endogeni di questo risultato italiano c’è certamente il fatto che di Europa non si è sostanzialmente parlato, mentre il voto è stato un referendum sull’operato del giovane governo Renzi.

Il risultato elettorale europeo fa sorgere lo scoglio che dovranno superare i governi dei 28 paesi del Consiglio europeo nella riunione formale del 26 giugno, quando dovranno dar seguito al mandato attribuitogli dall’art.17 del Trattato di Lisbona (2009) che prevede che “il Consiglio designa il presidente della Commissione europea a maggioranza qualificata, tenendo conto del risultato delle elezioni del Parlamento europeo”.

Questo esercizio non sarà affatto facile perché dei quattro grandi paesi con il maggior peso politico, due (Francia e Regno Unito) non possono non tener conto del pesante risultato elettorale che chiede ai rispettivi governi di abbandonare la linea “europeista” finora seguita. Inoltre, il “populismo progressista” (S&D) ha avuto successo solo in Italia (in Germania è stato lieve e comunque prevarranno le logiche della grande coalizione con i conservatori al governo), e il gruppo politico di riferimento è secondo in Europa. Invece, il “populismo conservatore” (Ppe) ha tenuto in Germania ma anche in altri paesi (tra i quali Spagna, Lussemburgo, Austria, Polonia, Croazia), e il gruppo politico di riferimento è primo in Europa (nonostante il 10% di flessione). Infine, il “populismo per più Europa” (Adle) ha la sua principale base elettorale in Belgio, Francia e Olanda, ma per il resto ha una distribuzione molto frastagliata se non marginale.

La soluzione ottimale sarebbe quella delle “larghissime intese” tra i tre gruppi “europeisti convinti”.

Questo significherà trovare un candidato di compromesso che difficilmente potrà essere uno dei tre candidati presentati e votati dagli elettori. Il lussemburghese Junker (Ppe), benché proposto dalla Merkel, è il simbolo delle scelte di austerità e rigore che lui stesso ha messo in atto durante i suoi 10 anni di presidenza dell’eurogruppo. Con la situazione politica europea che si è venuta a creare non conviene alla Germania provocare reazioni ulteriori da parte dei partner europei e dalla cittadinanza. Quindi, si può credere che i “populisti conservatori”, nel segreto delle riunioni del Consiglio, aprano a un candidato terzo ma di garanzia per i fondamentali del rigore economico. Il tedesco Schulz (S&D) è arrivato secondo a livello europeo e non gli basterà il sostegno dell’alleato italiano (Pd), che potrebbe preferire altre posizioni di rilevo nell’Ue.

Visto il risultato elettorale, l’Italia di Renzi e Napolitano potrebbe proporre Enrico Letta come giusto compromesso per il posto di presidente della Commissione o in alternativa Massimo D’Alema per il posto di Alto Commissario per la politica estera e di sicurezza Ue (che bilancerebbe le pulsioni squilibrate verso la regione baltica).


COMMENTI
11/05/2015 - commento (francesco taddei)

NO al superstato europeo! W le Nazioni! popoli svegliatevi e riprendetevi la sovranità! italiani ed europei distruttori della tradizione!

 
28/05/2014 - Speriamo che.... (Alberto Pennati)

...al presidente della Repubblica ed al suo partito di origine (sin dai tempi del Patto di Varsavia), che ha trasferito l'incarico dl capo dell'Esecutivo da un componente pd ad un altro, non cerchi di inventarsi qualcosa in qualche colloquio con l'attuale premier per andare ad elezioni politiche anticipate. Chissà!