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SCENARI/ Renzi, Napolitano e gli "Stati Uniti d'Europa"

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Giorgio Napolitano (Infophoto)  Giorgio Napolitano (Infophoto)

In queste ore di euforia elettorale cerchiamo di capire il significato del voto europeo e soprattutto i possibili scenari che si aprono. Partiamo dai dati come sono presentati sul sito del Parlamento europeo. Il numero totale dei seggi è fissato a 751 e la ripartizione per Paese è rigida e calcolata in base alla popolazione rispettiva. Il tasso di partecipazione è stabile rispetto al 2009 ed è stato in media del 43,09% degli aventi diritto, con picchi in Slovacchia del 13% e in Belgio del 90% (dove il voto non è un diritto ma un obbligo).

Una prima considerazione riguarda il risultato totale europeo che ci permette di leggere meglio il sentimento elettorale e capire come si potrebbero creare le alleanze in seno al Parlamento tra tre aggregati dei gruppi politici [comparando i dati del 2009 con 766 seggi totali]:

- “europeisti convinti” (Ppe - conservatori; S&D Pse - progressisti; Adle - liberali) hanno ottenuto nell’insieme 467 seggi (62,18%) [553; 72,19%], e rispettivamente 213 seggi Ppe=28,36% [274;35,77%], 190 S&D Pse=25,30% [196; 25,59%], e 64 Adle=8,52% [83; 10,83%].

- “anti-europeisti”, cioè il frastagliato insieme di euroscettici, euro critici e nazionalisti/localisti, ha ottenuto nell’insieme 189 seggi (25,17%) [121; 15,8%]. Quest’ultimo insieme include i gruppi Ecr-Conservatori e Riformisti 46 seggi=6,13% [57; 7,44%], NI-Non Iscritti 41=5.46% [33; 4,31], Efd-Europa della libertà e della democrazia 38=5.6% [31; 4,05%], e Altri-senza appartenenza a un gruppo politico 64=8,52% [0].

- “europeisti alternativi” ha ottenuto complessivamente 95 seggi (12,65%) [92; 12,01%], e rispettivamente Verdi-Ale 53 seggi=7,06% [57; 7,44%] e la sinistra europea Gue-Ngl 42 seggi=5,59% [35; 4,57%] .

Appare chiaro che l’elettorato europeo ha spostato circa il 10% dei voti dagli “europeisti convinti” agli “anti-europeisti”, mentre gli “europeisti alternativi” sono rimasti pressoché stabili. In realtà, considerando che le politiche del rigore e dell’austerità hanno colpito una massa di circa 200 milioni di cittadini europei, lo spostamento verso posizioni anti-europeiste è piuttosto modesto. Tra gli “europeisti convinti” è stato il gruppo Ppe-conservatori a subire un’emorragia di circa 7% dei voti, mentre Adle-liberali hanno perso il 2% dei voti e S&D-progressisti sono sostanzialmente stabili. Ciò significa che il Ppe è stato punito più degli altri “europeisti” a causa del fattore “M”, cioè del crescente problema tedesco in Europa. L’aggregato degli “europeisti alternativi” è rimasto sostanzialmente stabile, nonostante le abili candidature di genere dei verdi e la novità della sinistra con il greco Tzipras.

Se il messaggio popolare a livello europeo si può sintetizzare in “siamo europeisti ma non ci piacciono le vostre scelte”, quindi una sana punizione ma nulla di più, è a livello nazionale che le leadership sono state “bastonate” dagli elettori. Francia, Belgio, Grecia e Regno Unito hanno significativamente punito i governanti. In controtendenza l’Italia dove, per motivi in prevalenza endogeni, il governo Renzi è stato ampiamente premiato - il principale partito della coalizione di governo, Pd, ha ricevuto il 41% dei voti - ma la classe dirigente conservatrice e popolare è stata punita.



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COMMENTI
11/05/2015 - commento (francesco taddei)

NO al superstato europeo! W le Nazioni! popoli svegliatevi e riprendetevi la sovranità! italiani ed europei distruttori della tradizione!

 
28/05/2014 - Speriamo che.... (Alberto Pennati)

...al presidente della Repubblica ed al suo partito di origine (sin dai tempi del Patto di Varsavia), che ha trasferito l'incarico dl capo dell'Esecutivo da un componente pd ad un altro, non cerchi di inventarsi qualcosa in qualche colloquio con l'attuale premier per andare ad elezioni politiche anticipate. Chissà!