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SCENARIO/ La vittoria di Renzi prepara il "golpe" delle riforme?

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Sicché ha accordato la propria fiducia al partito che, per dichiarazione del proprio leader e presidente del Consiglio, ha fatto mostra di voler realizzare in breve tempo l'innovazione dell'intero sistema italiano; ovvero, per contro, ha scelto di non votare, non trovando adeguate offerte partitiche alternative al merito delle riforme perseguite dal Governo Renzi. 

Come ha evidenziato la consueta analisi sui flussi elettorali svolta dall'Istituto Cattaneo, i due milioni e mezzo di voti che il Pd di Renzi ha preso in più rispetto al Pd di Bersani provengono in grandissima parte da Scelta Civica (crollata da poco meno di 3 milioni a nemmeno 200mila voti); solo marginalmente dagli elettori che non hanno più votato le ex componenti del vecchio Pdl (Forza Italia e Fratelli d'Italia) e da quelli che hanno abbandonato il Movimento 5 Stelle. Sicché i voti persi da questi ultimi sono andati ad aumentare l'astensionismo.

Dato atto delle novità di un elettorato per molti versi assolutamente libero e disincantato, si arriva così ai nodi cruciali di questa nuova stagione politica. Questi conseguono all'anomalia di una tornata elettorale europea che è stata intesa dalle forze politiche, riduttivamente, quale surrogato della mancata consultazione nazionale; ancor di più, derivano dalla riscontrata assenza da parte delle minoranze di governo e d'opposizione di un'adeguata offerta politica, alternativa a quella della maggioranza e tale da consentire quella mediazione fra opposte visioni, che è all'origine di ogni compromesso costituzionale.

Attraverso lo strepitoso successo conseguito, Matteo Renzi ha ottenuto quella legittimazione politica necessaria per accreditarsi quale vero leader di partito e presidente del Consiglio; ha guadagnato sul campo il titolo per far valere il proprio indirizzo sia sulle precedenti resistenze dei parlamentari del proprio partito, sia sulle incertezze degli altri partiti di governo e d'opposizione. Un eventuale veto degli stessi, infatti, potrebbe risolversi in una crisi di governo e in un successivo scioglimento delle Camere, che, verosimilmente, darebbe luogo a un nuovo trionfo elettorale del Pd, all'emarginazione dei parlamentari riottosi e a un ulteriore ridimensionamento dei partiti minori e di quelli d'opposizione.

Proprio tale rilievo, tuttavia, rende quanto mai delicato il passaggio delle riforme costituzionali. Queste sono state prospettate all'elettorato quale segnale di ammodernamento e discontinuità, indipendentemente dalla valutazione del merito delle scelte istituzionali concretamente adottate (ruolo del nuovo Senato, ruolo delle regioni, ecc.). Ma è proprio il merito di tali scelte a fare la differenza e a caratterizzare la funzionalità di un sistema costituzionale. Gli stessi obiettivi di riforma sanciti fra Renzi e Berlusconi nel cosiddetto patto del Nazareno si prestano a una pluralità di applicazioni, solo una delle quali è adottata dal testo governativo attualmente in discussione. Quest'ultimo, di conseguenza, ben potrebbe essere corretto, senza perciò solo inficiare la volontà riformista del presidente del Consiglio. 


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COMMENTI
29/05/2014 - Nulla di strepitoso (Andrea Gualtiero)

Prima di sbrodolare in entusiastiche approvazioni del nuovo "capo", facciamo un briciolo di matematica. Innanzitutto, il 42,3% degli elettori astenuti sono calcolati sul corpo elettorale intero. Invece il 41% del PD si calcola sUi rimanenti. Risultato: se li confrontiamo abbiamo il 23% del corpo elettorale Renziano ed il 42,3 non votante: non c'è confronto tra le due, effettive, entità. Secondo. Confrontare questi risultati del PD con la DC degli anni '50 è irrazionale. A quei tempi, infatti, votava più del 90% del corpo elettorale, oggi meno del 60%. Risultato: Renzi si avvicinerebbe a quel consenso solo a partire dal 65% dei consensi, altrimenti è di molto, molto, molto al di sotto. Terzo. Donare 80 euro al mese alla propria potenziale base elettorale e farlo due giorni prima esatti dalla realizzazione della promessa non è un colpo di genio, ma un esempio di scaltrezza mediterranea. Alla fine il numero dei votanti pro-Renzi coincide, sarà un caso?, con i beneficiati della prebenda che pagheremo, come sempre, noi Pantalone. Sono stati esclusi i veri poveri, perché loro non votano oppure votano Grillo, Lega o fratelli d'Italia. Sono stati esclusi i pensionati, perché tanto loro ormai votano quasi in modo meccanico. E tutti gli altri, ovviamente, cioè quel 20% di limoni da spremere e che mantengono l'intero Paese. Giornalisti, svegliatevi! Anzi, dormite bene, è meglio per chi se ne va.