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DECRETO LAVORO/ Gasparri (FI): Jobs Act? Chiamatelo pure "Cgil Act"...

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Maurizio Gasparri (Infophoto)  Maurizio Gasparri (Infophoto)

Quello che è uscito dalla Camera è un qualcosa che, oltre a ostacolare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, segue le logiche della Cgil. Insomma, c’è stata una riscrittura negativa di un provvedimento già abbastanza limitato nella sua portata ed efficacia. Ora, al Senato, vediamo quali modifiche e correzioni subirà a partire dalla stessa Commissione Lavoro. I nostri emendamenti sono sul tavolo…

 

Sul contratto a tutela crescenti appoggiate fino in fondo la proposta di Piero Ichino?

Noi, innanzitutto, spingiamo le nostre. Dopo di che, se ci sono idee che riteniamo apprezzabili e che si muovono versol a giusta direzione, siamo pronti a confrontarci e a valutare il tutto con estrema attenzione.

 

Tornando invece a questi diktat della Cgil, lei stesso ha lanciato una frecciatina al Nuovo Centrodestra: “FI ha fatto delle proposte chiare, se vogliono cambiare non hanno che da seguire la nostra impostazione. Altrimenti saranno tutti quanti agli ordini della Camusso”.

Il provvedimento così come è uscito dalla Camera non va bene: va cambiato. Lo sanno e lo hanno detto anche loro. Vedremo se si rassegneranno a piccole e parziali modifiche o se si impegneranno invece in una correzione sostanziale del testo. Giudicheremo dai fatti: finora stanno dicendo che Ncd, tra la coerenza delle idee e dei programmi e la difesa del posto di governo, ha sempre privilegiato la poltrona.

 

Ma quali sono i rapporti con Ncd? Al di là del provvedimento in questione.

Unire i moderati è un dovere in vista delle elezioni politiche; le europee sono proporzionali e non implicano coalizioni. Aspettiamo di conoscere i numeri. Il Nuovo Centrodestra ostenta grande sicurezza, ma io sono convinto che Forza Italia sarà largamente il partito di riferimento del centro-destra, senza il quale non ci sarebbe nemmeno da ipotizzare la nascita di uno schieramento. 

 

Mentre l’asse con Renzi su Senato e Italicum tiene o non tiene?

 Vediamo, molto dipenderà dal risultato elettorale del 25 maggio. Poi, se si manterranno gli accordi saremo in prima linea nel rispettarli. Però notiamo che il lavoro di Matteo Renzi all’interno del suo stesso partito è sempre più difficile, cosa che lo porta a cambiare spesso posizione. Noi rimaniamo sulla nostra linea, sia sulle riforme costituzionali che su quella elettorale.

 

(Fabio Franchini)



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