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DIVORZIO BREVE/ Un patto "anti-famiglia" che lascia i figli a Las Vegas

Ieri la Camera ha detto sì con 381 voti favorevoli, 30 contrari, 14 astenuti (e molti assenti) al ddl sul cosiddetto divorzio breve. FRANCESCO BELLETTI (Forum Famiglie)

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La frenetica accelerazione che ha portato la Camera dei deputati all'approvazione del disegno di legge del cosiddetto "divorzio breve" è una paradossale dimostrazione di quanta libertà di manovra e discrezionalità caratterizzi le decisioni della politica nazionale. Migliaia sono i provvedimenti di legge oggi sparsi nelle varie commissioni parlamentari, tra Camera e Senato, in un solo anno di elaborazione (le elezioni di febbraio 2013), sui più diversi argomenti, e arrivare al "dibattito in aula", e poi al voto, è una impresa per pochi: "uno su mille ce la fa". Ce l'ha fatta, per "merito" dell'Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati, il testo unificato della Commissione Giustizia per abbreviare i termini per proporre la domanda di divorzio. Che è stato approvato giovedì 19 maggio con 381 voti favorevoli (molto trasversali), 30 contrari, e 14 astenuti (e moltissimi assenti; non sono 630, i deputati?). Verrebbe voglia di elencarli nome per nome, i coraggiosi che hanno votato contro, soprattutto quelli che hanno votato contro "la linea prevalente" del proprio partito. 

Se viene infatti riconosciuta un'effettiva esigenza di abbreviare i termini per proporre la domanda di divorzio dopo la – sempre dolorosa – separazione tra i coniugi, la soluzione non può risiedere infatti in un mero accorciamento dei tempi processuali. Sarebbe molto più importante invece che lo Stato protegga il valore pubblico della stabilità coniugale e che si preoccupi di tutelare i soggetti che dallo scioglimento del matrimonio hanno più da perdere. Ma di questo nel testo non c'è traccia. 

Durante tutta la discussione delle proposte di legge quasi mai è stato sollevato – e mai è stato recepito nel testo poi votato - il problema di come aiutare le famiglie primache intervenga una crisi coniugale. Non ci si è mai posti il dubbio che andasse fatto qualcosa di più che un taglio dei tempi: parliamo di servizi di assistenza alla famiglia nella fase iniziale della crisi, come ad esempio la valorizzazione del ruolo dei consultori familiari o dei servizi alla coppia, centri di ascolto o di mutuo aiuto, valorizzazione delle associazioni di famiglie, servizi di mediazione familiare, interventi di crisis management, che prevengano la rottura della relazione di coppia.

Bisogna poi dare atto ai promotori di questa legge di aver trovato uno slogan efficace: ambiguo, ma fortunato: l'espressione "divorzio breve" fa infatti pensare all'accorciamento dei tempi burocratici, alla diminuzione delle parcelle degli avvocati, ad una deburocratizzazione che tutti condividono. Ma in effetti il punto non è la durata, non lo è mai stato, nelle nostre critiche: abbiamo sempre chiesto, invece, di "riempire il tempo": di aiuto, di accompagnamento, di prossimità, alle coppie in crisi, alle coppie in via di separazione, e soprattutto ai genitori che attraversano questi percorsi, per aiutarli a proteggere i bambini. 


COMMENTI
30/05/2014 - La famiglia x me è quella sacra, è ancora così? (claudia mazzola)

Ieri è nato Andrea figlio di mio cugino e la sua convivente, sono 40enni. Intenzioni matrimoniali zero. Mi domando: questo bimbo cosa ha di diverso dai bimbi di genitori divorziati? Solo che vive nello stesso appartamento con mamma e papà?

 
30/05/2014 - I tempi emotivi (Antonella Berni)

Non è possibile regolamentare quanto di più emotivo esista, una separazione. E' utopistico pensare che lo stato possa intervenire a supporto di coppie che, talvolta, non avrebbero mai dovuto sposarsi. La prova che i corsi prematrimoniali funzionano poco. Molti si sposano pensando che comunque vadano le cose ci sarà una via di uscita. Dopo il vestito bianco, il pranzo con i parenti, la lista di nozze, "stare insieme" e superare le difficoltà è un fuori programma fastidioso. Credo che il rapporto tra due amanti, nel senso latino del termine, affondi le radici nell'humus culturale, nell'educazione e nella propria maturità emotiva. In molti casi le persone non sono in contatto con la propria parte emotiva e non sono in grado di capire cosa stia succedendo loro. Lo stato potrebbe e dovrebbe fare qualcosa dalla nascita dell'individuo, come la famiglia, per favorirne lo sviluppo armonioso e maturo, oltre al riconoscimento delle proprie responsabilità. Chi si assume più la responsabilità in questo paese? Se le cose tra due persone non funzionano non saranno certo i tempi della separazione a rimuovere i problemi. Parlo per esperienza, io ho risposato mio marito dopo il divorzio, arrivato dopo sette anni di separazione.