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RETRO-ELEZIONI/ Renzi, da dove arrivano (davvero) tutti quei voti?

Pubblicazione:venerdì 30 maggio 2014

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Un altro mezzo milione di voti, poi, sono arrivati al Pd dall’ex Pdl e più in generale dal centrodestra. Ecco, sono questi i voti che Renzi ora deve conquistare davvero, voti forse più spaventati da Grillo che attratti realmente dal premier, al quale hanno semplicemente fatto un’apertura di credito, in molti casi decisa all’interno del seggio elettorale e infatti sfuggita fino all’ultimo alle previsioni anche degli analisti più attenti.

L’impressione è che Renzi sia ben consapevole della delicatezza di questa sfida e del carattere ancora molto fragile di questa quota di consensi arrivatigli, in grado di trasformare la vittoria, già prevista dai più, in trionfo e la prevedibile sconfitta di Grillo in disfatta. Le prime mosse del premier sono di straordinaria lungimiranza.

La prima. Il rinnovato asse con il Quirinale, andato un po’ in crisi nelle settimane prima del voto e ora rilanciato alla grande. In fondo è stata questa la vittoria, ancora una volta, di Napolitano, che ha saputo pilotare un doloroso quanto necessario cambiamento a palazzo Chigi una volta capito prima di tanti altri che con l’aria che tira nel Paese occorreva una risposta choc e un’accelerazione dei tempi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, l’Italia si presenta alla vigilia del semestre a sua guida come l’unico partito di governo dei principali Paesi uscito vincente – e in che misura! – dalle urne. Con la prospettiva di potere valorizzare l’ex premier Enrico Letta in qualche prestigioso incarico europeo.

Ed ecco la seconda mossa. In chiave europea, e in rinnovata sintonia con il Colle. Un ruolo guida da ritagliarsi, per Renzi, come mediatore nell’ambito dei nuovi assetti Ue, che condannano le due grandi famiglie del Ppe e del Pse a parlarsi, non essendo nessuno in grado di farlo da sola e d essendo folle quanto complicato pensare di fare alleanze alla propria sinistra o alla propria destra con i nemici dell’euro con il solo obiettivo di rendere ininfluenti i tradizionali avversari. Saranno sei mesi in cui si gioca tutto. Se l’Europa delle larghe intese aprirà alle misure per la crescita e al rigore meno rigoroso in Italia potrebbero decollare le riforme e anche la fiducia economica, come qualche indicatore lascia già intravedere. A quel punto, l’avvicinarsi del 90esimo compleanno per Napolitano potrà far intravedere, la primavera prossima, il compimento della sua buona battaglia (con le prevedibili dimissioni) e chissà che Renzi non sia tentato a quel punto di accomunare il suo destino a quello dell’inquilino del Colle, per andare a raccogliere dalle urne un consenso parlamentare che a quel punto potrà essersi per lui davvero consolidato. Ma non è un passaggio da poco: da sindaco a premier a statista il cammino non è così breve.



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