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Politica

RETRO-ELEZIONI/ Renzi, da dove arrivano (davvero) tutti quei voti?

Renzi ha vinto alla grande, ma da dove arrivano tutti i voti che ha preso? E come ha fatto a conquistarli? ANGELO PICARIELLO rivela il "retro-elezioni" in questa analisi

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Se si tornasse alle urne, oggi, per una sorta di ripetizione del voto, Matteo Renzi si ritroverebbe cinque o sei punti in meno, in un colpo solo. Accetterei scommesse, se potesse esserci la controprova. Li perderebbe, questi voti, non per qualche errore commesso, anzi. Prima e dopo il voto il premier non ha sbagliato e non sta sbagliando un colpo. Ma per una ragione più sottile, che nessuno ha fatto notare. L’incubo del comico arrabbiato al potere si è rivelato infatti uno dei bluff più clamorosi della storia repubblicana. Inventato da Beppe Grillo per catalizzare voti su di sé è stato invece abilmente tesaurizzato da Renzi depositario dell’unica speranza rimasta in circolazione sullo scenario politico.

Nessuna intenzione di sminuire il risultato elettorale, sia chiaro, c’è solo bisogno di dire quel che tutti possono capire ma nessuno dice: quando un risultato è così clamoroso non basta una sola lettura o un fenomeno solo a giustificarlo. Ce ne sono stati tanti insieme, alcuni più effimeri o emotivi/estemporanei, altri più strutturali. Il dato più importante, e strutturale, analizzando i flussi elettorali, è proprio il travaso di voti che Swg evidenzia da M5S al Pd: più di un milione. Un dato che nella sua imponenza evidenzia come in molti hanno voluto riconoscere all’ex sindaco di Firenze di aver messo mano in larga misura a quelle tante mini-rivoluzioni dai grillino solo enunciate senza avere avuto il coraggio di metterci mano, una volta constatato che questo avrebbe comportato contaminazione con altri. 

L’immagine del colloquio imbarazzante e brevissimo fra Grillo e Renzi al momento delle consultazioni di governo ricaccia insomma in campo grillino la sfida che il comico politico voleva portare nel Palazzo. Se Renzi terrà il punto questi flussi a suo vantaggio potranno solo aumentare, e ingenerare fenomeni interessanti dentro il corpaccione imbalsamato dei gruppi parlamentari M5S nei quali crescerà la voglia di affrancarsi dai due leader sempre più inadeguati a fronteggiare gli eventi e sempre meno in grado di esercitare da soli e fuori dalle istituzioni la loro virtuale e poco virtuosa leadership. A ben vedere però non è irrilevante nemmeno il dato dei 350mila ex Pd che hanno invece, in controtendenza, scoperto Grillo, lasciando il Pd. A testimonianza che su quel fronte c’è una turbolenza enorme i cui effetti sono ancora imprevedibili.

Ancor più imponente, ma più effimero, tutto da confermare cioè, è il dato dei voti arrivati al Pd dal centro e dal centrodestra. Scelta Civica, priva del leader Mario Monti e in piena crisi politica, ha ceduto ai Democratici la bellezza di 1 milione e 270mila voti, un vero e proprio trasloco per sindrome da voto utile, dalla quale si è leggermente sottratta l’Udc (che cede solo 100mila voti a Renzi) per aver scelto l’approdo con Alfano che dava maggiori prospettive di atterraggio morbido a Strasburgo, come si è visto.