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Politica

KO GRILLINO/ Tavolazzi (ex M5S): il marketing di Casaleggio e Grillo è a fine corsa

Gianroberto Casaleggio e Beppe GrilloGianroberto Casaleggio e Beppe Grillo

L’M5S non è una cosa seria, è un’operazione di marketing ben studiata a tavolino che ha raggiunto ormai il suo massimo di risultato elettorale. Più di così potrà soltanto arretrare, e man mano che gli elettori comprenderanno che c’è un vuoto di progetto politico è chiaro che altri movimenti troveranno lo spazio per crescere.

 

Il M5S è nato con un peccato originale?

Niente affatto, il M5S è nato con delle buone intenzioni, che erano quelle espresse da Grillo all’inizio. Sono tra i cofondatori, in quanto faccio parte del M5S dalla fine del 2008. Ho partecipato a tre elezioni consecutive, e il movimento è partito all’insegna del radicamento sul territorio. La svolta è arrivata a un certo punto quando a fronte di elevate pressioni perché si realizzasse la democrazia interna, e quindi si partecipasse dal basso alle scelte di livello nazionale, la reazione di Casaleggio è stata “espellerne uno per educarne cento”.

 

Lei cita Mao Tse Tung?

Più che paragonabile a Mao Tse Tung, io vedo un atteggiamento da Fascismo liquido, che permea l’intera concezione leaderistica del Movimento soprattutto da parte di Casaleggio, che ha prodotto espulsioni, allontanamenti, tradimento di quelli che erano i principi ispiratori. Lo stesso Statuto all’articolo 4 dice che la strategia e le scelte fondamentali del Movimento sono in mano agli utenti della rete, cosa che non si è mai realizzata. Le scelte nel M5S le fa Casaleggio, Grillo fa il suo megafono ed è un Movimento padronale esattamente come quello di Berlusconi.

 

Vuole dire che Grillo è in balia di Casaleggio?

Grillo è fortemente condizionato da Casaleggio così come Casaleggio è condizionato da Grillo, anche se i due hanno ruoli distinti. Casaleggio è lo stratega pensatore nel buio, mentre Grillo è il comunicatore, il megafono, che diffonde il verbo al popolo. Ciò poteva funzionare se tutte le leve che erano previste all’inizio fossero state chiamati a dare un contributo. Questo non è accaduto, c’è una direzione verticistica che ha tradito le aspettative e soffocato qualsiasi speranza di gestione democratica, e gli elettori se ne sono resi conto.

 

(Pietro Vernizzi)

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