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EXPO & MANETTE/ Il gioco degli specchi nella Milano dei sospetti

Pubblicazione:venerdì 9 maggio 2014 - Ultimo aggiornamento:venerdì 9 maggio 2014, 12.18

Ilda Boccassini (Infophoto) Ilda Boccassini (Infophoto)

E stavolta a denunciare il malfunzionamento del Palazzo di giustizia di Milano non è il Cavaliere, ma il procuratore generale e un procuratore aggiunto "mastino", che di tutto è sospettabile fuorché di anti-giustizialismo ideologico. Un professionista della pubblica accusa, Robledo, che ha posto al Csm precise questioni organizzative e professionali, la più rilevante delle quali è questa: l'antimafia è davvero una "specializzazione" giudiziaria, o e un insidioso grimaldello con cui una corrente della magistratura si è autocostituita in "magistratura nella magistratura"? Un apparato autonomo che − fra un'ardita ipotesi di riciclaggio e un certificato antimafia scaduto − entra indifferentemente in una grande banca o in un municipio senza avvertire più nessuno e passa davanti a tutti?

È comunque comprensibile il compiacimento della Boccassini nel ri-arrestare dopo vent'anni Primo Greganti e Gianstefano Frigerio. Il sillogismo è ostentato: se oggi lo stesso magistrato persegue nuovamente gli stessi "colpevoli" di Mani Pulite è nuovamente "dalla parte della ragione" e chi gli si oppone è automaticamente "dalla parte del torto". In Procura a Milano o al Csm; sui giornali o in Parlamento. Là dove, nelle scorse settimane, si dovevano decidere molte carriere (compresa quella della Boccassini) e molti incarichi strategici (come i vertici delle Procure di Torino e Firenze) e dove all'inizio di luglio i "partiti" dell'Anm si daranno battaglia per le elezioni dei membri togati dello stesso Csm.

Nella Milano dei sospetti e degli specchi, il sillogismo "dei sempre buoni e dei sempre cattivi" può rivelarsi però insidioso. Vent'anni fa la stessa Procura di Milano marciò compatta a rottamare la Prima Repubblica, capitalizzando presso l'opinione pubblica un'unità d'intenti che forse nascose bene rivalità, antipatie personali, sospetti politici. Nel 2014 una Procura abitata ancora da molti inquilini di allora divide invece pubblicamente le sue giornate fra sanguinosi conflitti interni e iniziative giudiziarie che celano a fatica i regolamenti di conti in corso. Se ne andasse di mezzo l'Expo 2015 sarebbe grave. Ma ancor più grave sarebbe apprendere dagli stessi magistrati del 1992 che il Palazzo di giustizia di Milano è (o è stato) uno dei tanti palazzi di potere a rischio costante di mistificazione e degenerazione.

 

PS. Negli annali di Mani Pulite, alla voce "Greganti", spicca ancora un'eccezione: all'arresto del "compagno G" non seguì la distruzione del Pci, come invece accadde per tutti gli altri grandi partiti della Prima Repubblica. Vedremo se il "rito ambrosiano" sarà replicato: ancora poco tempo fa ha risparmiato l'ex presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, plenipotenziario al Nord dell'ex leader Pd Pierluigi Bersani. Nel frattempo, il mattinale di ieri ha registrato l'arresto del presidente della squadra di basket di Siena, storicamente sponsorizzata da Mps: questo pochi giorni dopo che la Procura di Siena si è disfatta per incompetenza territoriale di un pezzo importante dell'inchiesta sul gigantesco crack cittadino del Montepaschi. Quello vero.



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