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Politica

IL CASO/ 2. Renzi e la morale "sbagliata" di Berlinguer. Chiedete ad Amendola...

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Quando, nel 1964, Amendola pone la questione del partito unico, ci sono da superare divisioni molto radicate sia a livello nazionale che internazionale. C'è da ricomporre lo strappo di Livorno, da recuperare un rapporto con Pietro Nenni, che dopo il 1956 rompe ogni patto con il Pci e cerca di affermare la politica di centrosinistra in Italia. Nel Pci e nella sinistra italiana, la proposta di Amendola viene quasi demonizzata. Lelio Basso, a quel tempo socialista di sinistra e militante del Psiup, definì con spregio quel partito di Amendola un “partitone all'americana”. Alfredo Reichlin, vicino alle posizioni di Ingrao, ha ricordato: “Quella proposta fu un terremoto. E' come se Amendola avesse di colpo cambiato la ragione sociale del partito”.

Di critici ce ne furono tanti, tantissimi: per questa ragione nacque nel Pci, e nella sinistra italiana, da quel lontano 1964, una “questione Amendola”. Ora ci si chiede se è possibile paragonare quel contesto storico e quegli uomini a una sinistra unita oggi, con personaggi alla Franceschini, alla Vendola, alla Ferrero, oppure alla stessa corrente renziana, o a quella bersaniana, o a quella dalemiana, su una piattaforma di cultura politica che non ha nulla a che vedere con la vera storia della sinistra italiana del novecento italiano. C'è un limite, anche nel giornalismo, allo schematismo.

Più complessa appare la “questione morale” di Berlinguer. Su questo punto non ci fu un confronto diretto tra Amendola, che morì nel giugno del 1980, e Berlinguer che lanciò la "questione morale” nel 1981. Se parliamo umanamente dei due personaggi, possiamo accettare la loro visione epica della politica e l'austerità nella vita pubblica. Quando Amendola scrive della sua vita, ricorda spesso quale tipo di stile, di sacrifici e di austerità aveva imparato dalla famiglia di sua moglie, la francese Germaine Lecocq.

E sull'austerìtà, anche Amendola insistette spesso in vari momenti storici di crisi economica.

Ma il problema è vedere se la “questione morale”, che è dilagata in questi anni fino a incrociarsi nella questione giudiziaria e a creare il collasso della prima repubblica, potesse avere anche in Giorgio Amendola una valenza politica così ampia e lacerante per la società italiana.

Noi riteniamo che Amendola avrebbe affrontato più politicamente il problema, guardando soprattutto alle esigenze di una realistica riforma istituzionale che cercasse di cancellare, contenere, limitare la corruzione, magari mantenendola entro i limiti fisiologici di una società. L'errore politico di Berlinguer sembra proprio quello di aver confuso la “questione morale” con la questione istituzionale. E' per questa ragione che non pensiamo che Amendola, con la sua capacità politica, avrebbe accentuato l'enfasi sulla “questione morale” per farla diventare una sorta di codice genetico, antropologico e di diversità permanente nel tempo. Anche, magari, quando poi si scopre che un tempo arrivava “l'oro da Mosca” e adesso vengono a galla segni di malaffare anche nella sinistra.