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IL CASO/ 2. Renzi e la morale "sbagliata" di Berlinguer. Chiedete ad Amendola...

GIANLUIGI DA ROLD ci apre gli occhi a proposito della "questione morale" di Berlinguer con un'approfondita rivalutazione storica, confrontandosi con le parole di Susanna Camusso

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La memoria si appanna, a volte per questioni fisiologiche (l'età che avanza impietosamente), ma a volte per patologie ideologiche, che potremmo definire da “grande fratello” orwelliano. Tradotto in termini piatti e schematici, si potrebbe dire: possiedi il passato che alla fine possederai anche il futuro. Qualche traccia di tale patologia si intravede in questi giorni, soprattutto nella figura di Enrico Berlinguer e nella sua celebre proposta della “questione morale”, che, in realtà, fu la conclusione amara della linea politica di un partito che non aveva più nulla da dire.

Ma altre tracce si possono vedere nella pubblicistica corrente, per cui la signora Susanna Camusso, segretaria della Cgil, sarebbe ritornata ad una proposta di Giorgio Amendola dell'ottobre del 1964 (furono tre gli articoli su Rinascita, a partire dal 17 ottobre), quando il leader comunista propose il superamento del leninismo e la ricomposizione della frattura verificatasi a Livorno nel 1921 tra socialisti e comunisti.

Amendola proponeva l'unità della sinistra italiana, collocandola, di fatto, nell'alveo delle grandi socialdemocrazie europee, anche se il vecchio leone, che era chiamato durante la Resistenza con il nome di battaglia “Felice Fortunato”, faceva ancora un accenno critico alla visione complessiva della socialdemocrazia.

Sgombriamo il campo dall'uscita, via Corriere della Sera, di Susanna Camusso. E' probabile che l'accostamento con quel possibile partito nuovo di Amendola, la segretaria della Cgil non l'abbia fatto direttamente e sia frutto di “fantasie” dei nuovi guru dell'informazione. Ma, anche parlando di fantasie, ci si chiede come possa saltare in mente un simile accostamento.

Quando Giorgio Amendola propose il partito unico della sinistra c'era ancora la guerra fredda. Palmiro Togliatti era morto da due mesi, ma nove anni prima, a Budapest nel novembre del 1956, erano entrati i carri armati sovietici, causando circa 30mila morti. Togliatti brindò con “un bicchiere di vino in più” (dichiarazione scritta da Pietro Ingrao nel suo libro Volevo la luna).

I ricordi, quelli veri, ritornano poi al XX congresso del Pcus, con la denuncia dei crimini di Stalin e al XXII congresso che decretò almeno una svolta di riflessione critica sulla storia dell'Unione Sovietica. Anche se le ripercussioni all'interno del Pci su tutti quegli avvenimenti furono, per così dire, in qualche modo “tutelate”. In un comitato centrale del novembre del 1961, Amendola era già andato all'attacco e Togliatti gliela fece pagare, sollevandolo dall'incarico prestigioso e redarguendolo in una replica (mai comparsa sull'Unità dell'epoca) in modo allusivo e quasi minaccioso: “Il compagno Amendola è un po' provinciale, dovrebbe girare un poco di più nei paesi del socialismo”.