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Politica

L'ANALISI/ Troppo presto (ancora) per morire renziani

Risultato che ribalta il successo europeo di Renzi? L'analisi del voto alle amministrative non è facile. Ci prova l'ABATE FARIA che si domanda cosa sceglierebbe l'elettorato di centrodestra

Il nuovo sindaco di Livorno, Filippo Nogarin (Infophoto)Il nuovo sindaco di Livorno, Filippo Nogarin (Infophoto)

Il mercoledì della settimana che terminava con il voto europeo vedeva lo spread in ascesa, dopo mesi di raffreddamento. Forse solo un piccolo segnale, ma di questi tempi sembra che il differenziale di rendimento sui titoli di Stato abbia un'importanza enorme. Sarà un caso, ma tra lo spread leggermente surriscaldato, la paura del “sorpasso” grillino, lo sgretolamento del centrodestra e infine gli ottanta euro in busta paga a una decina di milioni di italiani, il risultato eccezionale di Matteo Renzi è diventata una realtà inoppugnabile.

Si è subito parlato, giustamente, di grande vittoria. Poi si è sottilmente discusso su chi avesse vinto veramente: il giovane e veloce Matteo Renzi, detto il “rottamatore”, o il partito di cui è segretario, il Pd? Massimo D'Alema ha fatto un piccolo appunto su tale questione: non c'è una grande vittoria se non c'è dietro al suo leader un grande partito.

Nonostante questa precisazione di D'Alema, è probabile che tutto, nel contesto del voto europeo, abbia contribuito al successo di Renzi più la figura di Presidente del Consiglio che la nuova centralità del Pd. L'analisi che emergeva più chiaramente, dopo il voto, era quella di un Paese che reclamava stabilità e una promessa di cambiamento dopo venti anni buttati al vento. E indubbiamente Renzi la sua parte l'ha fatta molto bene, prima mettendo quasi in riga partito e sindacati, poi dando un impulso all'attività di governo, ottenendo un buon “biglietto da visita” per il semestre europeo a guida italiana.

Tuttavia, mentre si votava per le europee, si eleggevano anche diversi sindaci in realtà differenti. Ed è inutile nascondere che, in un contesto diverso, il risultato rispetto alle europee appare in controtendenza. Il Pd perde due ballottaggi simbolo della sinistra: Livorno e Perugia. Con uno sguardo generale, anche se naturalmente frammentario, si può dire che il cosiddetto “partito nazione”, così come si è visto alle europee, non si è visto negli enti locali. Anzi si è vista una realtà ben diversa, con il Movimento 5 Stelle, tutt'altro che morto, che s'insedia a Livorno e con una leggera ripresa del centrodestra in genere. La stessa Lega Nord, dopo la ripresa alle europee, rialza la testa e conquista Padova.

A riprova di questo risultato in controtendenza, sono le critiche che ora emergono nel Pd. Il vecchio segretario, Pier Luigi Bersani, parla della necessità di studiare a fondo la situazione e ammette: “ci sono delle spine e Livorno è una di queste”. Persino Enrico Letta, da lungo tempo in silenzio, sottolinea il voto di Livorno: “E' la sconfitta più clamorosa e non solo per il suo valore simbolico, per questo credo che necessiti di una riflessione nazionale”. Mentre Renzi rassicura e attacca: “Il risultato negativo si è verificato nelle città dove il Pd non si è rinnovato”. Gianni Cuperlo replica seccamente: “Davvero c'è chi pensa che si possa dire che si vince dove il corso renziano si è fatto strada e si perde altrove? E quale sarebbe la vecchia guardia da rottamare?”.