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Politica

LEGGE ELETTORALE/ Grillo blocca l'Italicum ma casca sul "premio"

La proposta di legge elettorale presentata dal M5S entra nel dibattito politico. È antitetica all'italicum, dice Massimo Luciani, che auspica un premio di maggioranza. GIANLUIGI DA ROLD

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La proposta di legge elettorale presentata dal Movimento 5 Stelle entra nel dibattito politico, soprattutto per quanto riguarda le riforme istituzionali. Il problema ora è vedere se si possa arrivare a una base di discussione con dei punti comuni, a una convergenza su alcuni nodi fondamentali.

Si è indubbiamente colto nel Movimento 5 Stelle la volontà di cambiare rotta rispetto all'isolamento dei mesi scorsi e quindi la necessità di inserirsi nel gioco politico. Si può innanzitutto sottolineare un aspetto di lettura politica diversa di Grillo e Casaleggio dopo le europee, riconoscendo a Matteo Renzi una legittimazione conquistata in campo elettorale, mentre prima il premier, secondo i grillini, usciva solo dalle primarie del Pd. Non a caso, Grillo e Casaleggio, insieme al movimento, individuano proprio nel Pd, nella sinistra che ha vinto alle europee l'interlocutore da privilegiare.

In questo modo cercano anche di neutralizzare la funzione di ago della bilancia che Forza Italia di Silvio Berlusconi avrebbe nel varo della riforma, dopo l'ormai famoso accordo del Nazareno.

Non è un caso che anche ieri ci siano state pesanti schermaglie tra ambienti di Forza Italia e il governo. Questa volta entra nel mirino il pranzo di lavoro tra Matteo Renzi e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. A Forza Italia commentano: "Ogni mossa di Matteo ha la benedizione di re Giorgio". Nello stesso tempo, Grillo punta di nuovo il dito contro Berlusconi e garantisce la massima trasparenza al confronto tra M5S e Pd.

Si potrebbe fare infine un'ultima considerazione. È possibile che un confronto aperto sia stato richiesto anche all'interno del M5S, dopo la delusione del risultato elettorale europeo. Forse il risultato del 25 maggio ha indotto a scegliere una politica "entrista", rispetto a quella che appariva solo l'attesa di una caduta verticale, di un crollo del sistema.

In questo scenario, si può dunque rilevare che si è entrati in una fase politica nuova, che porterà certamente a un confronto. È bene dire però che è difficile vedere a quale risultato si arriverà. Perché nelle pieghe della riforma della legge elettorale, come in quella delle riforme istituzionali, c'è una valutazione politica complessiva della crisi politica italiana che è differente.

Il professor Massimo Luciani, che insegna Diritto costituzionale alla "Sapienza" di Roma, dice: "Ho fatto una lettura sommaria del testo, in pratica quello che è stato riportato dalla stampa. Quindi lo conosco a grandi linee, in modo sommario. Per dare un giudizio completo avrei bisogno di una lettura approfondita, per analizzare anche gli aspetti tecnici. Però posso dire che, anche da una lettura a grandi linee, mi sembra che non si prenda in considerazione il problema della governabilità del Paese".