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Politica

RETROSCENA/ Renzi si prende Alfano, Salvini si "mangia" Berlusconi

Davanti al centrodestra in pezzi, Berlusconi deve scegliere cosa fare: dire sì a Fitto è perdere i voti del nord, dire sì alla Lega è perderli lo stesso. Primarie? Guai. ANSELMO DEL DUCA

Matteo Salvini (Infophoto)Matteo Salvini (Infophoto)

Sono state un terremoto le elezioni europee, e le onde sismiche hanno colpito soprattutto il centrodestra. Macerie fumanti, da ricostruire, da zero o quasi. Il primo ad accorgersene è stato Angelino Alfano, scampato allo tsunami Renzi, che ha seppellito Scelta Civica solo grazie all'intervento ai limiti del miracoloso di (san) Lorenzo Cesa, il cui scudocrociato ha dato un contributo piccolo, ma determinante, al superamento della soglia di sopravvivenza del 4 per cento. 

Alfano nei giorni dopo il voto ha avuto la certezza che stando fermo avrebbe finito per essere fagocitato da Renzi, che si è visibilmente spostato verso il centro, lanciando l'idea del "partito della nazione", che fu slogan a destra di Cossiga prima, di Fini ed Alemanno poi.

Per Nuovo Centrodestra si profilano mesi difficilissimi: la sua voce nel governo conterà pochissimo, visti i rapporti di forza oggi di uno a dieci. Dovrà quindi fare di tutto per rendere visibile la propria presenza senza una rottura definitiva. Non sarà facile, perché il rischio di passare per satelliti del Pd è concreto. Alfano ha quindi cercato di giocare in contropiede, lanciando l'idea di un centrodestra da ricostruire partendo dalle forze che condividono il riferimento al Partito popolare europeo. 

L'invito coglie Forza Italia in mezzo al guado come non mai nella ventennale storia del berlusconismo. La parabola del leader azzurro ha conosciuto il suon punto più basso, e il partito è scosso dai fremiti di chi vuole guardare oltre Berlusconi. Con interesse ad Alfano guarda certamente Raffaele Fitto, che si sgola sin dalla notte dei risultati nel chiedere le primarie come strumento per ripartire consacrando una nuova leadership, la sua. Le 283mila preferenze raccolte nella circoscrizione meridionale gli conferiscono una robusta forza contrattuale.

Per Berlusconi accedere a questa richiesta significherebbe accettare di farsi sfilare il partito. In un crescendo polemico il no dell'ex Cavaliere si è fatto sempre più netto. Non che manchi della lucidità necessaria a capire che serve un rinnovamento profondo. Infatti nel prossimo ufficio di presidenza si accinge a dare il via al tesseramento, ai congressi locali e alle primarie, che saranno però di coalizione quando sarà necessario scegliere candidati sindaci, governatori o premier.

La differenza è sostanziale: fare congressi al posto di primarie di partito significa da un lato limitare il voto ai soli iscritti, dall'altro raccogliere fondi con le tessere, visto che le casse sono desolatamente vuote. Del resto, Berlusconi non giudica Fitto l'uomo giusto per Forza Italia. Lo vede troppo segnato dalla sua origine meridionale, incapace di porsi in sintonia con le regioni del nord, dove la Lega ha saputo rialzare le proprie bandiere, guidata dall'altro vincitore di questa tornata elettorale, l'altro Matteo. Quel Salvini che ha raccolto 330mila preferenze in tutta Italia. 


COMMENTI
02/06/2014 - per Salvini (maria rossi)

quello che ho capito e che mi sconvolge è che fra i politici c'è chi non ha dignità.