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RETROSCENA/ Renzi fa il partito nazione e "sogna" il Messico

Negli ultimi tempi tre partiti hanno cambiato rotta: la Lega, il M5S e Forza Italia. Volontà di fare le riforme? O paura di essere tagliati fuori? Il commento di GIANLUIGI DA ROLD

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La sensazione è che alla fine un accordo si farà sul Senato e il Titolo V. Alla fine, c' è da scommetterci, si troverà la quadra anche sulla riforma elettorale. Si comprende sempre di più il peso che ha avuto il risultato delle elezioni europee. E si avverte che nel Paese, come spiega il professor Marco Fortis, c'è un nuovo clima di "voglia di ripresa", di rimettersi in gioco in campo economico, anche sulla base di un punto di riferimento politico nazionale che prima del 25 maggio non si riusciva a vedere.

Il premier Matteo Renzi può quindi alzare i toni, come ha fatto in questi giorni, anche all'Assemblea nazionale del Pd, e riesce, di fatto, a condizionare le scelte degli altri partiti.

Facciamo solo un poco di cronaca di questi ultimi giorni. Mentre Renzi batteva il tasto su cambiamento e riforme, imponendo anche misure discutibili come le "rimozioni" in Commissione Affari costituzionali, tre partiti hanno mutato la loro strategia.

La Lega Nord ha cominciato a cercare accordi con la maggioranza, attraverso la "diplomazia" di Roberto Calderoli. Il Movimento 5 Stelle, che sembrava fino a un mese fa arroccato su una posizione di isolamento e di attesa del "crollo istituzionale", è entrato nel dibattito politico con una proposta di legge elettorale, un sistema proporzionale corretto. Infine Forza Italia, direttamente attraverso Silvio Berlusconi, lancia "una sfida sul presidenzialismo", ma di fatto dice "I patti li rispettiamo".

Quello che ha più colpito nelle parole di Berlusconi è stato il punto in cui ha detto, durante la conferenza stampa, che il "presidenzialismo" non era assolutamente una "conditio sine qua non" per chiudere l'accordo sul Senato e il Titolo V.

Ci sono ovviamente strategie e sfumature differenti nel cambiamento di rotta di questi tre partiti. Ma in sostanza prevale in tutti e tre la paura di un isolamento, la paura di essere tagliati fuori, dopo appunto il risultato delle europee.

La Lega Nord recupera, con ciò che si prospetta per la nuova riforma, il ruolo del "Senato delle Regioni" e conferma una sua indipendenza di movimento, anche in una ipotetica futura alleanza di centrodestra. Il Movimento5 Stelle, con la sua apertura al dialogo, risolve probabilmente molti problemi interni. Grillo e Casaleggio potranno spiegare che una proposta è stata fatta e, in caso non fossero ascoltati, la colpa è di un sistema che non vuole cambiare. Berlusconi infine, carico di problemi giudiziari (adesso comincia il processo Ruby), carico di problemi interni a Forza Italia e nel centrodestra, che appare spappolato, non può affatto permettersi di restare isolato e rompere proprio sulle riforme.


COMMENTI
20/06/2014 - PRI (Giuseppe Crippa)

La preoccupazione che Da Rold esterna alla fine del suo interessante articolo mi sembra fondata, almeno nel breve termine (mi scusi il dott. Berlusconi per l’irriverenza): fino a che esisterà Forza Italia non sarà possibile la creazione di un centro destra competitivo.