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Politica

SPILLO/ Renzi tra il Termidoro e i "consigli" messicani

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Di fatto, un'intera classe dirigente e ben cinque partiti politici democratici sono spariti dalla scena e in venti anni ci sono state tante "rassicurazioni" di nuovi protagonisti, ma non è stata attuata nessuna reale riforma istituzionale e un ricambio credibile di classe dirigente. Nello stesso tempo, si sono aperti problemi di ogni genere, come l'ormai cronico contenzioso tra politica e giustizia.

Di fatto, l'Italia non ha fatto altro che perdere tempo prezioso, mentre si accumulava un crescente risentimento verso la nuova classe politica e si affermava sempre di più una cultura di carattere giustizialista che aveva autentici toni giacobini. La crisi economica, cominciata negli Stati Uniti nel 2007, e poi esportata per contagio finanziario in tutto il mondo, ha fatto letteralmente da detonatore all'aggravarsi della crisi generale.

Quello che è accaduto in questi ultimi tre anni è in fondo il "frutto" di tutto quello che bruciava sotto la cenere negli ultimi venti anni. Dall'estate del 2011 è entrato in declino il "berlusconismo", probabilmente in modo irreversibile. Si è fatta la scelta, piuttosto discutibile, di un "governo dei tecnici" che ha imposto misure recessive in un periodo di recessione. Si è passati sotto le "forche caudine" di elezioni politiche che hanno sancito, caso forse unico in Occidente, la clamorosa affermazione di un partito politico che rivendicava quasi l'antipolitica. Si sono persi due mesi per costituire un governo di maggioranza, per ripiegare poi su un governo di larghe intese. Si è nominato un presidente del Consiglio per poi sostituirlo con un altro, senza alcuna consultazione popolare, se non quella delle "primarie" del Pd.

Se si guarda solo a questa sequenza si resta impressionati da come oggi l'Italia (solo in base a elezioni europee) conti, con l'indubbia popolarità di Matteo Renzi, su un nuovo apparente assestamento rassicurante.

Ma ci permettiamo di dire che questa rassicurazione non è sufficiente per intravedere una via d'uscita di grande riforma istituzionale e politica italiana. Pensando a un Paese che abbandona il bicameralismo e si incammina verso una riforma di stile maggioritario, il problema resta l'alternativa, il bipolarismo, il gioco democratico che vede maggioranza e opposizione in perenne dialettica tra loro e la possibile alternanza al potere.

L'incredibile successo popolare di Renzi sembra invece far svanire, in questo momento, una possibile alternativa. Il centrodestra è disastrato, il partito nato con il "governo dei tecnici" si è dissolto, la Sel di Nichi Vendola sta confluendo nel Pd, la Lega Nord e lo stesso Movimento 5 Stelle trattano o cercano di trattare con Renzi. È legittimo chiedersi che cosa stia accadendo?

L'impressione è che dopo la "parodia" giacobina di questi ultimi venti anni, si stia assistendo a una sorta di "parodia" del vecchio Termidoro, quando Paul Barras spedì sulla "charrette" anche Maximilien Robespierre, in nome della fine del Terrore. Ovviamente qui non c'è nessuna "charrette" e nessuna ghigliottina, per fortuna. Ma l'apertura di Renzi ai moderati, il consenso che trova nel Paese, la stessa rassicurazione che infonde sui protagonisti economici ha tutto il sapore di una "parodia" termidoriana, con un abbassamento dei toni giustizialisti e un tentativo di rilanciare la fiducia nel Paese.