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Politica

RIFORME & SENATO/ Formica: governo in stato confusionale, democrazia a rischio

Rino Formica (Infophoto)Rino Formica (Infophoto)

Mi limito a dire che un insieme di elementi perfettamente coerenti indicano che i soggetti che si stanno occupando di questa materia sono in stato confusionale. 

Dove stiamo andando, secondo lei?
È inutile fare scenari. Se non si interrompe questo stato confusionale… come lo si possa fare, non lo so. Perché non è passeggero, è cronico. Certo, siamo a un punto quanto mai delicato della vita democratica. 

Da un lato il Pd appare condizionato dalla pressione dell'antipolitica giustizialista, come nel caso Genovese. Dall'altro lato in chi governa sembra prevalere il principio di realizzare qualcosa costi quel che costi.
La sua è una spiegazione troppo benevola. Siamo in uno stato confusionale patologico. Chi può risolverlo, mi chiederà. Si dice che il popolo "vota bene", ma a me non pare che voti sempre bene.

C'è stata una grossa astensione. Il 40 per cento ottenuto da Renzi corrisponde solo al 25 per cento del consenso.
Questo aggrava il giudizio sulla realtà del paese, non lo migliora.

Ma ci sono le premesse per ristabilire l'equilibrio dei poteri che è andato perduto nel '93?
Nella storia l'heri dicebamus non esiste. Il problema è che non c'è nelle nuove generazioni un sussulto di riflessione, non su come tornare indietro, cosa che non si può mai fare, ma sulla condizione sbagliata della guida politica di oggi. 

Ciò detto, una scialuppa di salvataggio c'è o no?
La mia riflessione, derivata dall'esperienza, mi dice che quando l'uomo giunge al punto realmente critico-esistenziale di non ritorno, ci sono le condizioni per un sussulto vitalistico imprevedibile.

Vuol dire che a quel punto non siamo ancora arrivati.
Vuol dire che la percezione che siamo all'ultimo passo essitenziale probabilmente non c'è. Ma questo momento prima o poi arriva, nella vita degli uomini.

Non le sembra vacillare questo tentativo di riforma istituzionale che ha per sponsor Giorgio Napolitano e artefice Matteo Renzi?
Io raccomando solo una cosa. Le riforme non sono più prorogabili nel tempo, e il momento del riformismo costituzionale ora bisogna consumarlo. C'è una maggioranza, faccia la riforma che vuole. A una sola condizione, l'unica che ritengo giusta: che qualsiasi riforma venga fatta, sia sottoposta al voto popolare. Non la si approvi con i due terzi, ma si modifichi l'articolo 138 stabilendo che con qualsiasi maggioranza venga approvata una riforma costituzionale, sia il popolo a pronunciarsi. 

Perché dice questo?
Se il popolo vuole sbagliare, sbagli. In democrazia è così; altrimenti, non si sveglia. Il popolo deve essere portato alla responsabilità della decisione, non alla soddisfazione del mugugno. Col mugugno non si tiene in piedi una democrazia.

Confidando però che l'antipolitica non sia la maggioranza nel paese...
Guardi, non ha più importanza. Ce l'avrà dopo. Il vero problema, in democrazia, è che i molti siano coinvolti rispetto alle decisioni dei pochi. 

(Federico Ferraù)

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COMMENTI
24/06/2014 - criptico (Claudio Baleani)

Due elementi del discorso dell'on. Formica mi hanno colpito. 1) qualunque riforma costituzionale, compresa quella che venisse votata da oltre 2/3 del parlamento; 2) la maggioranza e la politica è in stato confusionale. Questione 1) Il terzo comma dell'art. 138 della costituzione afferma che non si dà luogo al referendum se la riforma costituzionale viene votata da almeno i due terzi dei parlamentari. Dunque, il governo non può indire un referendum su una riforma votata con quella maggioranza. Se però vogliamo cambiare anche questa di regola allora introduciamo l'appello al popolo generalizzato. questione 2) Non ho capito dove starebbe lo stato confusionale delle proposte di riforma. Formica non mi pare che lo dica. L'impressione è che ci sia una fenomenale azione interdittiva. L'intervistatore afferma: ma non è che il senato viene trasformato in una conferenza stato regioni? E ti pare poco? Quanto alla questione della immunità. Formica afferma che l'immunità parlamentare ha un senso se non ci troviamo dinnanzi ad un organo legislativo di nominati o di rappresentanti di secondo livello. Se l'immunità deve garantire l'indipendenza dell'organo, nominati o meno non vedo dove sta la differenza. Peraltro l'immunità oggi è una mera apparenza e tutti possono andare sotto processo senza che le procure chiedano niente a nessuno.

 
24/06/2014 - Drammaticamente vero (Luigi PATRINI)

In passato non ho avuto molta simpatia per Formica, ma riconosco che la sua analisi - pur sommaria - è realistica e preoccupante. Il vero problema oggi è ricostruire il popolo: in Italia sembra che ci siano ormai - anche nei momenti politici - solo masse di tifosi, non Persone che appartengono ad un Popolo. Masse di tifosi e, per di più, ormai ...stanchi e incattiviti. Non sono i politici che ricostruiscono un popolo, ma la coscienza di appartenere ad una storia e la consapevolezza che nella storia c'è una continuità, che impegna ciascuno ad essere Persona responsabile verso gli altri. I tifosi sono individui isolati, che costituiscono solo masse: le Persone sono realtà singole intrinsecamente e strutturalmente legate ad altre persone, sono "intrinsecamente" sociali e costituiscono un Popolo. Lo aveva capito anche il "laico" Aristotele (l'uomo è animale "sociale"!): noi sappiamo la ragione profonda di ciò: siamo fatti ad immagine e somiglianza di un Dio che è "UNO e TRINO". E' questo che dobbiamo testimoniare con la nostra vita: nonostante i nostri limiti umani, la Chiesa lo fa e ci educa a questo. Ma quando il Figlio dell'Uomo tornerà, ...troverà ancora la fede? Formica non ha torto: temo anch'io che non abbiamo ancora "toccato il fondo": ma non ci siamo lontani. Rileggete il Radiomessaggio di Pio XII del Natale 1944. Che responsabilità abbiamo, amici!