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RIFORME & SENATO/ Il giurista: dalla crisi si esce solo con più immunità

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La poltrona più "alta" del Senato (Infophoto)  La poltrona più "alta" del Senato (Infophoto)

L'emendamento Finocchiaro-Calderoli nasce da un'altra concezione del senato: ed infatti in quel testo si propone di continuare a denominare il senato come Senato della repubblica. In questa ottica, in sostanza, il senatore, indipendentemente dalla carica da cui proviene, al momento dell'elezione diventa un parlamentare a tutti gli effetti, quindi coperto da immunità politica e penale.

Non v'è dubbio che il principio cui si ispira l'emendamento Finocchiaro-Calderoli ha una motivazione convincente: non ci possono essere parlamentari di serie A e di serie B. Il principio di garanzia deve valere per tutti allo stesso modo. Per cui immunità per tutti o immunità per nessuno. 

Tuttavia questo giusto principio, se portato alle sue estreme conseguenze, si scontra con due problemi enormi. 

Il primo e più rilevante è che quell'immunità coprirebbe tutti gli atti compiuti durante il mandato parlamentare (nell'emendamento non si distingue) con la conseguenza che un sindaco, divenuto senatore, che compisse atti penalmente illeciti nella gestione del Comune di cui fosse a capo, sarebbe coperto dall'immunità penale da senatore. In altri termini, se la riforma costituzionale fosse già varata e contenesse questa norma e se il sindaco di Venezia Orsoni (prima delle sue dimissioni) e Galan fossero senatori eletti con quel meccanismo, oggi potrebbero invocare l'immunità e, dunque, richiedere autorizzazione al Senato per l'arresto e tutte le altre forme di restrizione della libertà personale previste dalla norma costituzionale (ispezioni, sequestri di materiale, intercettazioni… ).  

Il secondo  problema è che attualmente l'art. 122 della Costituzione prevede che i consiglieri regionali siano coperti solo da immunità politica e non penale. Se fosse approvata la norma suddetta sull'immunità potremmo arrivare al paradosso che i consiglieri regionali divenuti senatori avrebbero una immunità diversa da quella dei non divenuti senatori. Peggio ancora potrebbe succedere che uno stesso fatto illecito se compiuto da un consigliere-senatore sarebbe coperto da immunità e se compiuto da un semplice consigliere no. Dubito che questo renda costituzionalmente illegittima la norma sull'immunità, perché contrastante con uno dei nostri principi fondamentali: l'uguaglianza. 

Dunque, come uscirne? 

Personalmente ritengo che l'immunità sia espressione di civiltà giuridica e che sia stato un grave errore limitarla fortemente nel 1993. Non sono casi teorici quelli di accanimento giudiziario nei confronti di uomini politici, al contrario. Come non sono teorici i casi di magistrati d'assalto che sposano successivamente cariche politiche, anche assai prestigiose. Dunque, l'immunità deve rimanere, ma a sua volta non può contrastare con altri principi di civiltà giuridica, come quello di poter perseguire gli illeciti penali commessi dai politici abusando della propria posizione (vedi il caso Mose). 


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