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Politica

RENZI E I 1000 GIORNI/ Tra Kennedy e Mike Bongiorno

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Se in campo europeo, i temi di correzione (su crescita, patto di stabilità, occupazione, migranti) non trovassero la dovuta accoglienza per l'opposizione della Germania e dei suoi “vassalli” del Nord Europa, il nostro premier si troverebbe davanti un autunno difficile, con una probabile manovra correttiva, dato che lui stesso ha parlato di una “crisi che c'è ancora”.

In più, la linea di Renzi di uno scambio tra riforme e flessibilità europea non è molto lineare. Non solo per i rilievi da “euroburocrati” di Schauble e Weidmann, ma perché le riforme istituzionali in Italia viaggiano sul “filo del rasoio”, tra critiche sull'immunità, nuovo Senato e legge elettorale. E' un percorso a ostacoli quello del Governo, che non dovrebbe consentire annunci roboanti, ma piuttosto una prudente cautela.

Forse sapendo di essere una sorta di “ultima carta”, di quella che è stata definita “la casta”, Renzi continua imperterrito ad alzare la posta e a far circolare un'immagine di se stesso, che i media raccolgono con una semplicità disarmante (tranne alcune eccezioni, leggere al proposito Gianpaolo Pansa ad esempio), mettendola in relazione a un riformatore veloce, rapido. Poi ci sono le aspirazioni e i riferimenti all'Obama italiano, al Tony Blair della nuova sinistra italiana. Infine i consigli a ispirarsi al Presidente messicano Enrique Pena Neto.

Il problema in questo caso non è quello di appiattirsi sulla cultura televisiva, ricordando i personaggi internazionali e le immagini evocative come faceva il mago dei “quiz” Mike Bongiorno, ma piuttosto giocare la carta delle mediazione possibile in Europa, anche in modo grintoso. E poi percorrere la strada delle riforme italiane non in termini ultimativi, ma tenendo conto della complessità, della storia e dell'identità del nostro Paese.

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COMMENTI
26/06/2014 - I mille giorni di Renzi (Luciano Vignati)

Alla fine scopriamo l'operazione gattopardo del PCI-PDS-DS-PD, con la retorica (presunta rottamazione della casta) operazioni populiste (gli euro 80 sporchi e miserevoli) primarie plateali per sostituire il burocrate Letta con il guitto Renzi, ma alla fine non si sono presi provvedimenti per la disoccupazione dei giovani, la questione esodati, la giustizia sociale per i pensionati al minimo dei euro 450 senza fare nulla per tagliare le pensioni d'oro di euro 90.000 (bastava rivedere le aliquote IRPEF e la corte costituzionale non poteva fare nulla) il debito pubblico che continua a salire, dopo aver criminalizzato il furbo Berlusconi con lo spred a quota 580. Conclusioni, prima la politica dell'annuncio per non fare nulla e preservare i propri interessi la faceva Berlusconi, ora la stessa identica politica la sta facendo Renzi per non cambiare nulla e fare gli interessi delle cooperative rosse, dei banchieri, dei grandi burocrati dello stato, passando dalle gole profonde dei giornalisti di regime, dai sindacati parassiti e dagli statali, unici a beneficiare di codesta politica.