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RENZI E I 1000 GIORNI/ Tra Kennedy e Mike Bongiorno

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

La situazione economica continua a essere problematica, segnata sempre da una crisi profonda e i cosiddetti segnali di ripresa sono talmente tenui, che è difficile fare previsioni. Il ministro all'Economia, Pier Carlo Padoan, parla di un crescita del pil nei prossimi trimestri. Anche alcuni economisti concordano con le previsioni del ministro. Ma il risultato alla fine sarà realisticamente tenue, non tale da contrassegnare un'autentica ripresa.

Intanto, dalla Germania, dopo la cauta apertura di Angela Merkel sulla flessibilità dei parametri da rispettare, arrivano le bordate di chiusura dei “duri” o dei “falchi” dell'austerità, come il ministro delle Finanze, Wolfgan Schauble, e della “feroce” Bundesbank, attraverso il presidente Jens Weidmann. Se la Merkel guarda con occhio inquieto al risultato francese e mostra una “faccia” più morbida, Schauble e Weidmann continuano a interpretare il ruolo dei “rottweiler” e finiscono con l'essere dei supporter indiretti di Marine Le Pen e quindi di una possibile incrinatura dell'asse franco-tedesco su cui l'Unione Europa, di fatto, si regge ed è stata costruita.

Come si potrà correggere questa politica europea, alla vigilia del semestre italiano, resta un mistero, oppure il tutto è legato a una trattativa con il “coltello sotto il tavolo”. O ancora c'è sempre un gioco internazionale che si deve considerare: quello dei rapporti tra Germania e Stati Uniti che ruota intorno anche al famoso Trattato transatlantico sul commercio. sempre in discussione e gestazione.

In questo quadro internazionale così complicato e anche confuso, il nostro premier, Matteo Renzi, continua nella sua politica dell'annuncio, nel rilancio di immagini di laeder storici, nello slancio quasi bergsoniano di risolvere i problemi. Nel suo discorso alla Camera, il presidente del Consiglio ha parlato di “mille giorni” per le riforme ed è indubbio che l'annuncio colpisca, sia perché gli italiani sono abituati a tempi “biblici” sulle riforme, ma anche perché ricorda il titolo di un famoso libro di Arthur Schlesinger: I mille giorni di John F. Kennedy alla casa Bianca e quindi tutto quello che il presidente americano più popolare della seconda metà del XX secolo ha fatto.

Poi Renzi, che vanta sempre secondo i sondaggi una popolarità solida e addirittura in crescita, attenua con accortezza le speranze di rilancio. Vede “un'Italia uscita dalla depressione psicologica, ma non ancora dalla crisi”. E allora ci si chiede: come può un primo ministro dare scadenze così perentorie su immagini evocative e poi arrivare alla realtà della situazione? Non c'è dubbio che in campo economico e nella stessa crisi politica che vive l'Italia, l'effetto psicologico abbia un grande peso. Ma occorre fare la dovuta attenzione alle promesse e ai rilanci delle promesse, perché il gioco al rialzo può poi diventare un effetto boomerang nel meccanismo del disincanto.


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COMMENTI
26/06/2014 - I mille giorni di Renzi (Luciano Vignati)

Alla fine scopriamo l'operazione gattopardo del PCI-PDS-DS-PD, con la retorica (presunta rottamazione della casta) operazioni populiste (gli euro 80 sporchi e miserevoli) primarie plateali per sostituire il burocrate Letta con il guitto Renzi, ma alla fine non si sono presi provvedimenti per la disoccupazione dei giovani, la questione esodati, la giustizia sociale per i pensionati al minimo dei euro 450 senza fare nulla per tagliare le pensioni d'oro di euro 90.000 (bastava rivedere le aliquote IRPEF e la corte costituzionale non poteva fare nulla) il debito pubblico che continua a salire, dopo aver criminalizzato il furbo Berlusconi con lo spred a quota 580. Conclusioni, prima la politica dell'annuncio per non fare nulla e preservare i propri interessi la faceva Berlusconi, ora la stessa identica politica la sta facendo Renzi per non cambiare nulla e fare gli interessi delle cooperative rosse, dei banchieri, dei grandi burocrati dello stato, passando dalle gole profonde dei giornalisti di regime, dai sindacati parassiti e dagli statali, unici a beneficiare di codesta politica.