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Politica

DIETRO LE QUINTE/ I "dubbi" di Lupi, l'Italicum e Renzi dividono Ncd

Per GIANLUIGI DA ROLD, l'Italicum spazzerebbe via il ruolo delle piccole forze, rendendo ininfluente il ruolo del Nuovo Centro Destra di puntellare e di incalzare il governo su alcuni punti

Angelino Alfano (Infophoto)Angelino Alfano (Infophoto)

E' il senatore Renato Schifani a scuotere con una dichiarazione la “calma apparente” della politica italiana del post elezioni europee. Schifani, che è presidente del Nuovo centrodestra (Ncd) di Angelino Alfano, rilascia un'intervista al Corriere della Sera in cui sostanzialmente sostiene che non si può restare con Matteo Renzi al governo fino al 2018, cioè alla scadenza naturale della legislatura; nello stesso tempo, il senatore lancia la necessità di un dialogo con Forza Italia, cioè il partito da cui si è distaccato nel novembre dell'anno scorso. Di fatto, Schifani precisa che bisogna arrivare “a un patto di programma” con gli alleati di governo con orizzonte temporale non condizionato da quello della legislatura, e nello stesso tempo “coinvolgere Fi sui temi che proporremo e che abbiamo sempre condiviso”.

Sulle dichiarazioni di Schifani è arrivata dopo poche ore una dichiarazione di un altro esponente di rilievo del Ncd, Fabrizio Cicchitto: “La cosiddetta ricostruzione del centrodestra è tutt'altro che all'angolo della strada e richiede i tempi necessari. Allo stato, noi di Ncd siamo in dissenso da Forza Italia sul governo, sulla leadership e sul tipo di partito. Con An e la Lega siamo in dissenso sulla strategia di fondo, cioè sulla politica europea, e sulla collocazione del Ppe. Ma per molti aspetti anche una vasta parte di Forza Italia è in dissenso sulle posizioni lepeniste anche se Toti cerca di salvare capre e cavoli”. Cicchitto a questo punto arriva al cuore del problema posto da Schifani: “Togliere la spina al governo dopo il semestre europeo per andare alle elezioni anticipate significherebbe solo regalare a Renzi una maggioranza straripante e far fare a noi una fine ingloriosa, beffardamente intitolata “tanto rumore per nulla”, nel senso che ci saremmo separati da FI per mantenere le poltrone di governo per un anno e mezzo in più”.

Non si può ancora dire che stiano volando gli stracci nel Ncd, ma piuttosto che ci siano profonde e differenti valutazioni sul futuro del partito, sul problema del posizionamento, probabilmente sulla stessa leadership, sulle anime che operano al Nord e al Sud del Paese. Non c'è infine neppure da escludere che la bassa percentuale raccolta alle europee, il 4,4 percento, possa aver creato in qualcuno un effetto-panico in vista delle consultazioni regionali del prossimo anno. Non c'è reticenza all'interno di Ncd sul problema del posizionamento del nuovo partito. La straripante vittoria elettorale del governo sembra tutta iscritta del blasone di Matteo Renzi, prima ancora che dello stesso Pd, e quindi, a maggior ragione, il ruolo di Ncd appare al momento come un'appendice.


COMMENTI
06/06/2014 - Sogno... (Giuseppe Crippa)

Personalmente sogno che le componenti (chiamarli partiti è ormai ridicolo) che hanno sostenuto l’NCD alle elezioni europee si sciolgano entro l’estate e che il segretario della nuova formazione che nascerebbe in autunno dalla loro fusione sia scelto con delle primarie tra candidati rigorosamente “under 35”.