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DIETRO LE QUINTE/ La "fase due" di Berlusconi è (già) fallita

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

Da Berlusconi arrivano solo segnali di "non fiducia" e una totale assenza di reale iniziativa. Si dice che si sia incontrato di nuovo con il giovane segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, e sia rimasto colpito favorevolmente. Ma intanto Forza Italia resta in mano al consigliere politico Giovanni Toti, che appare, non certo per colpa sua, come il "filtro" per le decisioni ultime del Cavaliere.

Lo si voglia o no, il futuro di un'alternativa di centrodestra nel Paese, dipende ancora dalle decisioni del Cavaliere. Ma questa volta per comprendere quale sarà il suo personale futuro.

Ha forse ragione Giuliano Urbani quando consiglia a Berlusconi di fare un passo indietro? Inutile dire che la questione è sul tavolo e forse il problema è trovare la soluzione più idonea a questo tipo di passaggio. Ci può essere nel blasone del possibile e prossimo centrodestra un riferimento al "berlusconismo", allo stesso Berlusconi che ha caratterizzato un ventennio di vita politica italiana, ma non c'è dubbio che ci sia la necessità di scelte operative che in questo momento il Cavaliere non può fare.

Occorrerà prendere pure coscienza di come sia scattata nell'elettorato italiano la fiducia a Berlusconi. Il cosiddetto "capolavoro" politico del 1994, con le televisioni a sostegno e i meccanismi pubblicitari di Marcello Dell'Utri, non ci ha mai convinto. In realtà, in un momento di grande cambiamento epocale e di fronte alla "gloriosa macchina da guerra" di Achille Occhetto, che si basava su un programma di partito anticapitalista, ecologista e, in gran parte, giustizialista, la società italiana reagì al suo solito modo, cercando stabilità e una speranza di riforma.

Non a caso in quella prima coalizione di Berlusconi c'era un accordo per il Nord con la Lega di Umberto Bossi e per il Sud con il Msi di Gianfranco Fini. Si contavano figure di primo piano piano come Lucio Colletti e Saverio Vertone, che avevano un pedigree di sinistra. C'era un'anima giustizialista, ma allo stesso tempo una grande parte che voleva contenere l'azione della magistratura e sperava in una grande riforma.

Tutto questo, nel giro di venti anni, per vari motivi (magari di varia natura e non sempre lineari), si è completamente disperso. Sostanzialmente, oggi la società italiana è rimasta al palo: E la cosiddetta "seconda repubblica" svelato aspetti più inquietanti e allarmanti della "prima".

Intanto, ogni progetto di riforma, della famosa "svolta liberale", è sfumato.

Alla fine, persino figure come Paolo Bonaiuti e Sandro Bondi hanno abbandonato Forza Italia.

Cercare le colpe in politica è giusto, ma è solo un esercizio storico, che non ha nessun effetto pratico e realistico. Forse, occorrerebbe prendere atto che una stagione è terminata, conclusa. E che occorre cominciare un'altra partita con nuovi strumenti e nuove prospettive.