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SCENARIO/ Renzi, il "fantasma" dell'euro è peggio di Grillo e B.

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

Le leadership di Grillo-Casaleggio e di Berlusconi-Toti sono stabili senza rappresentare un pericolo immediato – una credibile alternativa di governo - per Renzi, che deve invece fare i conti con una realtà economica che non è certo modificabile con gli ottanta euro sventolati come reincarnazione del "deficit spending".

L'euro oggi in crisi non è il parto degli "euroburocrati" di Bruxelles. La scelta della moneta unica senza Stato fu fatta in Italia a furor di popolo − anzi a furor di élites – da "Ulivo mondiale" a sinistra e "rivoluzione liberale" a destra, entrambi convinti della cosiddetta "fine della storia", secondo cui il mondo intero era avviato su sicuri binari verso un unico modello di economia. Da destra e da sinistra si teorizzava il meno-politica e il meno-Stato nazionale esaltando le virtù del potere economico che senza, appunto, il giogo della politica e dello Stato nazionale avrebbe una sua energia e provvidenzialità tali da superare – in un modo o nell'altro − qualsiasi imprevisto e difficoltà. Questo è vero nel senso che prima o poi se ne uscirà; si tratta però di vedere se il risultato non siano una retrocessione e una irreversibile perdita di terreno nella competitività internazionale. 

Questa è la vera sfida che ha ora di fronte Matteo Renzi nel momento in cui, giocando "a porta vuota" in campo nazionale, assume la presidenza italiana del semestre in cui si decidono vertici e nuova politica economica dell'Unione Europea. Si tratta di non uscirne come "fanalino di coda". 

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