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SCENARIO/ Renzi, il "fantasma" dell'euro è peggio di Grillo e B.

Pubblicazione:lunedì 9 giugno 2014

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

È possibile il ripristino del bipolarismo oppure può cristallizzarsi, come già avviene in altri paesi europei, lo scenario di una "partita a tre"? Il dato di fatto è che Silvio Berlusconi ha dimostrato di essere forte quanto basta per non consentire un'altra leadership di centro-destra, ma non abbastanza per essere considerato un'alternativa realistica di governo. Si apre così uno spazio da "partito della nazione" per Matteo Renzi che somma all'elettorato tradizionale di sinistra anche un elettorato moderato impaurito dalla prospettiva di avere sulla scena europea il M5S primo partito in Italia. D'altra parte Beppe Grillo e Silvio Berlusconi appaiono sconfitti e quindi alle prese con divisioni interne, ma presentano un consistente "zoccolo duro" che potrebbe appunto stabilizzare una troika sulla scena politica italiana. 

Berlusconi ha perso terreno, ma può contare su un voto politico di destra e un voto sociale antitasse che rappresentano una base irriducibile abbastanza importante anche se nettamente minoritaria. Va anche ricordato che sulla sconfitta di Berlusconi hanno influito due handicap che forse non saranno permanenti. In primo luogo la condanna ai servizi sociali. Inoltre le ultime settimane di campagna elettorale sono state segnate dai telegiornali che – mattina e sera – avevano come prime notizie: l'ex ministro di FI a Regina Coeli; l'ex fondatore di FI a Beirut, il rappresentante di FI nel PPE a Opera, il leader di FI a Cesano Boscone. Quindi il cronista annunciava: "E ora passiamo alla pagina politica". 

Ma i margini di recupero per Berlusconi non appaiono ampi. L'elettorato che lo ha lasciato per il Nuovo Centro Destra, indipendentemente dalle decisioni di Alfano, nella sua larga maggioranza è molto difficile che torni indietro: di fronte alla riconferma di una leadership berlusconiana scivolerà dietro a quella parte che è già andata con Renzi. Ciò che Berlusconi definisce "tradimenti" e "complotti" in sostanza è stata la sua incapacità di usare la più larga maggioranza mai vista nel parlamento repubblicano. L'ex Cavaliere si difende sottolineando che come premier non aveva poteri e che dal Quirinale alla Corte costituzionale passando per la Procura di Milano aveva un ventaglio di contro-poteri. Sarà anche vero, ma nessuna nuova legge elettorale che egli farà con Renzi muterà tale situazione. 

Da parte sua il leader del Pd ha tutto l'interesse al permanere della leadership di Berlusconi che ormai gli apre le porte nell'elettorato moderato, così come la leadership di Grillo – anch'egli impegnato in epurazioni – rappresenta uno sfogatoio rabbioso, ma non un'alternativa politica come emerge dal suo dividersi sull'allearsi con Farage o con i Verdi. Il vero "zoccolo duro" di Grillo è rappresentato dalla tragedia della disoccupazione giovanile.


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