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SONDAGGIO/ Ferrari Nasi&Associati: il 64% degli italiani contrario al matrimonio e all'adozione per le coppie omosessuali (oggi, 1 luglio 2014)

È iniziato ufficialmente oggi il semestre italiano alla guida dell’Unione Europea. Ma in quanti lo sapevano? In pochi, stando a quanto raccolto dall’istituto demoscopico Ipsos

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La questione delle unioni civili omosessuali è uno dei temi più caldi del dibattito politico e culturale italiano (e non solo). Si tratta, poi, di un argomento che fa parte dell’agenda di governo, ma sul quale la maggioranza Pd-Ncd non è allineata, anzi. In merito, l’Istituto Ferrari Nasi&Associati ha realizzato un sondaggio per il quotidiano Libero con metodologia di campionamento probabilistico a grappoli, stratificato (raccolto con interviste telefoniche e questionario informatizzato). “Bisognerebbe che anche le coppie omosessuali che convivono potessero avere gli stesi diritti delle coppie sposate?” la domanda che apre il questionario: rispetto al 43% del 2011 e il 54% del 2012, è d’accordo il 60% degli intervistati contro il 39% contrario (nel 2011 era il 52% e nel 2012 il 35%). Diverso invece il trend circa il matrimonio e l’adozione: 33% a favore e 64% contrario. Il 37% degli interpellati non concedrebbe gli stessi dirtti del matrimonio e neanche l’adozione, mentre il 33% sì a entrambi. Il 27%, infine, concederebbe gli stessi diritti del matrimonio, ma non l’adozione. 

È iniziato ufficialmente oggi il semestre italiano alla guida dell’Unione Europea. Ma in quanti lo sapevano? In pochi, stando a quanto raccolto dall’istituto demoscopico Ipsos. Secondo il sondaggio realizzato per il Corriere della Sera (su un campione casuale rappresentativo della popolazione italiana raccolto con metodologia Cati) il 46% degli intervistati ne era a conoscenza, contro un 54% che ignorava tale incarico. Il questionario prevedeva poi la seguente domanda: "A suo parere, quale di questi è il problema più importante che il Governo Italiano dovrebbe mettere al centro della discussione in Europa"? Il 65% risponde "Meno vincoli alla spesa per stimolare la crescita economica", mentre il 46%  indica l’immigrazione, seguita dal reddito minimo di cittadinanza (34%), dal rafforzamento dell’unità politica dell’Unione Europea (22%) e dal rafforzamento della politica estera dell’UE (17%). Si spacca il bacino di interpellati circa la reale possibilità del governo italiano di influenzare positivamente, in questi sei mesi alla guida dell’Unione, la politica della stessa: il 51% crede che sarà possibile, mentre il 40% non pensa sia possibile. Infine, il 40% ritiene che questa opportunità europea possa accelerare il cammino di riforme interne. Negativo invece il 36%, a cui si aggiunge un 16% che considera questo ruolo un possibile freno alla manovra dell’esecutivo Renzi.

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