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Politica

IL CASO/ Antonini: la riforma del Titolo V? È a rischio statalismo

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi (Infophoto)Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi (Infophoto)

Sta nel fatto questa clausola di supremazia dev'essere a geometria variabile, governata dal principio di sussidiarietà. Cioè si dovrebbe intervenire con legge statale ma solo nelle Regioni in cui è necessario, non in modo indifferenziato. Ora, questo prinicipio non c'è, nemmeno negli emendamenti della Comissione, e secondo me sarebbe opportuno che venisse introdotto.

Quindi una clausola come lei l'ha descritta ancora manca.
Sì. Io nella mia audizione l'ho detto, e mi è sembrato che ci fosse un certo consenso. Non riesco a capire come mai poi sia saltata.

Sul resto come la pensa?
È importante che si superi un bicameralismo paritario perfetto totalmente anacronistico. Non si possono fare riforme in una situazione di instabilità e di campagna elettorale quasi permanente. È anche vero che il disegno originario del governo faceva confusione tra senato delle autonomie, senato delle garanzie e senato delle competenze. Ma mi pare che il testo stia nettamente migliorando.

Il costo standard entrerà nell'articolo 119. Cosa può dire in proposito?
È stata innazitutto una mia battaglia personale, fatta in tutte le sedi, perché questo principio venisse inserito in Costituzione. È poi diventata una battaglia anche di tanti altri, Sacconi e Quagliariello l'hanno sposata, ed è un bene che lo abbiano fatto anche Finocchiaro e Calderoli. È un principio di responsabilità: si finanziano tutti, anche i più poveri, ma non sulla base degli sprechi bensì della spesa efficiente. 

Spieghiamolo in breve: si tratta essenzialmente di uno strumento per attribuire risorse, è così?
Esatto. È l'ammontare di risorse giusto rispetto ad un servizio reso. Oggi tale valore è noto: è stato determinato per tutte le funzioni dei comuni, di cui disponiamo appunto dei fabbisogni standard. Credo che entro luglio saranno anche resi pubblici.

Ma chi decide l'ammontare di risorse corretto?
Lo si è stabilito con un lungo lavoro, durato tre anni, che ha visto il coinvolgimento della Sose (Società per gli studi di settore) e la validazione della Copaff. Adesso per ognuno dei comuni italiani abbiamo il costo standard relativo a ciascuna delle sue funzioni fondamentali. Questo renderà possibile applicare finalmente il principio chiave del federalismo, "vedo, pago, voto".

Quale sarà a regime l'obiettivo del costo standard?
Rimediare a una situazione di spreco che ora avviene in tutti i capitoli di spesa. Per esempio nel campo delle partecipate. In tutte le spese fondamentali di un dato comune si saprà qual è la spesa giustificata e quella non giustificata. È un principio che porta alla responsabilizzazione della classe politica, anzi con i costi standard certi scandali non si sarebbero nemmeno verificati perché i cittadini avrebbero saputo come venivano utilizzati i soldi.

(Federico Ferraù) 

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COMMENTI
10/07/2014 - commento (francesco taddei)

l'unica vera riforma del titolo V è la messa a gara dei servizi pubblici locali. l'unica salvezza per questo paese è tappare i buchi e togliere potere ai politici, per darlo agli imprenditori, invece che vendere i gioielli di stato o regalare le riserve auree.