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IL CASO/ Antonini: la riforma del Titolo V? È a rischio statalismo

Pubblicazione:giovedì 10 luglio 2014 - Ultimo aggiornamento:giovedì 10 luglio 2014, 13.11

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi (Infophoto) Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi (Infophoto)

Cambia davvero il Titolo V? E come? Un emendamento agli articoli 117 e 119 della Costituzione su proposta dei relatori Calderoli e Finocchiaro ha avuto l'altro ieri il via libera della Commissione Affari costituzionali. Una novità che "aumenta le competenze delle Regioni" (Ansa) ma "prevede che spetti di nuovo allo Stato la competenza sul coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario" (Corriere della Sera). Inoltre, su proposta del Nuovo Centrodestra, viene introdotto nell'articolo 119 della Costituzione il principio del costo standard. Abbiamo chiesto a Luca Antonini, costituzionalista, presidente della Copaff (Commissione del Mef per l'attuazione del federalismo fiscale, quella che ha elaborato i costi standard di tutti i comuni italiani) cosa cambia davvero.

Professore, cosa fa il nuovo emendamento?
Ridimensiona l'overdose di centralismo che c'era nel ddl governativo. Sicuramente il testo Boschi faceva bene a centralizzare alcune materie come energia e trasporto, perché c'erano degli eccessi che non avevano equivalenti in nessun altro paese al mondo, generando gli effetti perversi di quello che io chiamo federalismo all'italiana.


Un federalismo al contrario?
Un policentrismo anarchico: materie distribuite in modo schizofrenico, tale da rendere ingovernabile il sistema, per esempio aumentando vertiginosamente i costi di realizzazione delle infrastrutture. Se devi fare un'autostrada o una ferrovia c'è un comune che ti chiede la rotonda, l'altro la fontana, e per mettere d'accordo tutti si fa un'infrastruttura che costa il doppio. Un chilometro di ferrovia non può costare 13 milioni in Francia e 50 milioni in Italia.

Quindi secondo lei è giusto che certe competenze siano tornate in capo allo Stato.
Sì, perché anche negli stati più federali è così. In realtà nel testo governativo il centralismo rimane, perché il principio che lo presiede non è ancora quello di sussidiarietà e responsabilità.

In concreto che cosa significa?
Lo Stato non fa a priori meglio della Regione, proprio come a priori la Regione non fa meglio dello Stato. Ci sono casi in cui fa meglio e casi in cui fa peggio. La soluzione è una sola, ed è quella di andare a vedere come stanno le cose. Ci sono Regioni come Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana dove i sistemi sanitari regionali sono eccellenze mondiali che nessun centralismo avrebbe potuto costruire. Queste eccellenze vanno salvaguardate, non distrutte da un centralismo che crea solo inefficienze. Al tempo stesso però ci sono altre realtà regionali, come Lazio, Campania e Calabria, dove ci vorrebbe non meno, ma più Stato, commissari statali bravi a riportare ordine nei conti.

Ma nel testo della Commisione questo principio c'è o non c'è? Par di capire che le Regioni hanno più potere di prima.
No: nella sostanza non hanno più competenze di quante ne hanno oggi col Titolo V. Anche perché lo Stato ha la cosiddetta clausola di supremazia: può intervenire in qualsiasi competenza regionale e riportarla al centro. Ha l'ultima parola perfino in tema di governo del territorio: se decide di fare un piano casa nazionale può benissimo riappropriarsi della materia.

Allora il problema dove sta?


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COMMENTI
10/07/2014 - commento (francesco taddei)

l'unica vera riforma del titolo V è la messa a gara dei servizi pubblici locali. l'unica salvezza per questo paese è tappare i buchi e togliere potere ai politici, per darlo agli imprenditori, invece che vendere i gioielli di stato o regalare le riserve auree.