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SONDAGGIO/ Istituto Piepoli: Pd al 41.5%, poi M5S (21.5%) e Forza Italia (15%)

Nel giorno in cui il ddl Boschi subisce l’ennesimo stop in Commissione , andiamo a dare un’occhiata al sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli in materia riforma del Senato

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Le elezioni, salvo clamorosi terremoti nella vita politica italiana, sono lontane. Ma a circa un mese e mezzo dalle Elezioni europee (si è votato domenica 25 maggio) che hanno visto il trionfo e la consacrazione di Matteo Renzi e del Partito Democratico, l’Istituto demoscopico Piepoli ha realizzato un sondaggio – realizzato con metodologia telefonica (Cati) su un campione casuale rappresentativo della popolazione italiana – sulle intenzioni di voto. Il Pd cresce ulteriormente e dal 40.8% dei consensi “europei” sale al 41.5%. Rimanendo nello schieramento di centrosinistra, ecco Sinistra Ecologia Libertà crollare al 2%, mentre gli altri partiti di sinistra mettono insieme un 1.5%. Il centrosinistra, in totale, raccoglie il 45%. Prima di passare al centro-destra, ecco il Movimento 5 Stelle: il partito di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, dopo la batosta di maggio, rimane sulla dimensione mostrata in occasione dell’ultima tornata elettorale: 21.5% per i pentastellati (-20 dai dem). Eccoci quindi al centrodestra dove Forza Italia viene data al 15%. Il secondo partito più forte alle spalle degli azzurri di Silvio Berlusconi è la Lega Nord: 6.5% per il Carroccio. Terzo gradino del podio, a pari merito, per Ncd (in coalizione però con l’Udc) e Fratelli d’Italia, entrambi al 4%. Il centrodestra in totale, grazie anche all’1% raccolto da altre formazioni, tocca quota 30.5%. 

Nel giorno in cui il ddl Boschi subisce l’ennesimo stop in Commissione Affari Costituzionali, andiamo a dare un’occhiata al sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli – riportato da La Stampa, Sky Tg 24 e dall’Ansa – in materia di riforma del Senato. Prima di andare a vedere i dati, sottolineiamo come la rilevazione demoscopica sia stata realizzata con metodologia telefonica (Cati) su un campione casuale rappresentativo della popolazione italiana. Eccoci dunque alla prima domanda del questionario: “La riforma del senato prevede che il senato non voterà la fiducia al governo e non sarà più elettivo ma composto da 100 senatori eletti tra i consiglieri regionali e i sindaci. Lei gradisce questa riforma del senato?” Il 20% degli intervistati risponde “molto, il 33% “abbastanza”, mentre il 19% “poco” e il 16% “per nulla”. Complessivamente, dunque, abbiamo un 53% favorevole e un 35% contrario all’impostazione voluta dal governo di Matteo Renzi. Per quanto concerne invece l’indispensabilità della riforma di Palazzo Madama, il 42% la considera “indispensabile e coraggiosa” contro un 28% che la giudica invece “timida” e incapace di cambiare realmente le cose; il 18%, infine, pensa sia del tutto sbagliata. Come ultimo domanda ecco un parere sulle tempistiche entro le quali la riforma sarà attuata: il 27% è pessimista e dice che non sarà approvata; il 22% ritiene invece che la rivoluzione di Palazzo Madama entrerà in vigore in autunno, mentre il 18% la colloca nel 2015. Solo l’11% considera fattibile il via libera in estate.

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