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RETROSCENA/ Gotor (Pd): dietro il nuovo senato, i "giochi" di Renzi e FI

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

L’ostruzionismo del M5S non ci ha consentito di iniziare già oggi pomeriggio i lavori in aula con la relazione di Finocchiaro e Calderoli, ma si tratta di un ritardo minimo perché ciò avverrà lunedì. In realtà all’interno della commissione c’è stata meno tensione di quanto sia stato percepito dall’esterno.

 

Che cosa ne pensa delle divisioni emerse all’interno del Pd per quanto riguarda la riforma del Senato?

Personalmente non le ho mai drammatizzate perché ritengo che siano fisiologiche. Stiamo attuando una riforma costituzionale, siamo un gruppo di 108 senatori, e cammin facendo abbiamo scoperto che 12-14 di loro erano favorevoli a un’elezione diretta. Mi sembrano percentuali del tutto normali, oltre che politicamente legittime. Sono state invece ingigantite, strumentalizzate e hanno occupato l’intero dibattito pubblico per mesi. Ciò è avvenuto un po’ perché le divisioni del Pd corrispondono a una sorta di «genere letterario» di successo, e un po’ perché questa strumentalizzazione è il prodotto degli opportunismi tipici della lotta politica. Quest’ultima ha le sue ipocrisie ed è servito a molti inventarsi un “nemico interno” della riforma per rafforzare le proprie posizioni.

 

A chi è servito esattamente inventarsi questo nemico interno?

E’ servito al sistema di comunicazione, che è anche un sistema di potere caratterizzato da crescenti elementi di conformismo, per dividere il dibattito tra sabotatori e innovatori, frondisti e riformatori, ma è servito in particolare a Forza Italia per nascondere le proprie divisioni interne. Forza Italia ha 59 senatori e tra i 25 e i 30 di loro, attorno a Minzolini, erano e sono favorevoli a un senato elettivo diretto. Ciononostante negli ultimi mesi si è parlato soprattutto delle divisioni del Pd, anche se di gran lunga inferiori. Valorizzare questo nemico interno è servito anche al Governo perché nel momento in cui si identifica un nemico interno si allargano le frontiere del consenso trasversale all’esterno. Ma al di là di questi aspetti tattici, ciò che conta, sul piano politico, è avere avviato il processo di riforma costituente che deve proseguire con la massima determinazione.

 

(Pietro Vernizzi)



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