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Politica

RETROSCENA/ Gotor (Pd): dietro il nuovo senato, i "giochi" di Renzi e FI

Per MIGUEL GOTOR, le divisioni nel Pd sono un prodotto degli opportunismi tipici della lotta politica. Quest’ultima ha le sue ipocrisie, ed è servito a molti inventarsi un nemico interno

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

La Commissione Affari costituzionali di palazzo Madama ha votato sì all’emendamento dei relatori sulla riforma del Senato. L’approvazione del testo, che da lunedì sarà discusso dall’aula, è avvenuta grazie ai partiti di governo, alla Lega Nord e a Forza Italia. Dopo una giornata convulsa, in cui sembrava che l’accordo dovesse saltare, si è riusciti a trovare un’ampia intesa. “La riformulazione dell'emendamento - ha spiegato il capogruppo di Forza Italia in Senato, Paolo Romani - prevede che i seggi siano assegnati con metodo proporzionale in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio regionale”. Ne abbiamo parlato con Miguel Gotor, senatore del Pd e membro della Commissione Affari costituzionali.

Come valuta la riforma del Senato approvata in commissione?

Abbiamo lavorato in questi mesi perché si raggiungesse questo obiettivo, per arrivare entro l’estate a una prima lettura al Senato. Questo obiettivo è stato raggiunto e lunedì inizieremo la discussione in aula. Sono soddisfatto anche perché rispetto al testo base il lavoro dei relatori Finocchiaro e Calderoli e dei miei colleghi ha migliorato in punti sensibili il testo iniziale. Le ragioni di soddisfazione quindi sono due: abbiamo rispettato i tempi e come Parlamento abbiamo fatto un buon lavoro.

Che cosa ne pensa del meccanismo proporzionale per l’elezione di secondo grado dei senatori?

Questo è stato il compromesso che ha consentito di sciogliere l’ultimo nodo. Sono da sempre stato convinto che un Senato delle autonomie debba essere composto da membri di secondo grado, cioè da eletti in modo indiretto. Non ho condiviso la battaglia di quanti volevano che avesse invece un’elezione diretta. Nell'ambito del secondo grado, la tipologia che abbiamo votato oggi è il compromesso minimo che si poteva raggiungere per superare l'ultimo scoglio in Commissione,anche se non è possibile escludere un nuovo intervento in aula. Nei mesi scorsi con altri senatori del Pd avevo proposto un secondo grado più rafforzato e qualificato, che mi sembrava meglio espresso dal modello elettivo francese, ma questa opzione non ha avuto il necessario spazio per affermarsi a causa dell'opposizione di Forza Italia.

Ieri mattina c’è stato un impasse in commissione, poi rientrato. Come si spiega quanto avvenuto?