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RIFORMA GIUSTIZIA/ Flick: ricostruire la fiducia che non c'è

Per GIOVANNI MARIA FLICK, a pesare sulla mancanza di fiducia e competitività sono i tempi biblici per ottenere giustizia, e la bozza di riforma del ministro offre risposte a queste esigenze

Giovanni Maria Flick (Infophoto) Giovanni Maria Flick (Infophoto)

Investire sulla magistratura onoraria, intervenire sul processo civile per le famiglie e le imprese e risolvere le liti attraverso forme alternative, ridurre gli arretrati. Sono gli assi portanti della bozza di riforma della giustizia civile pubblicata sul sito del ministero. Dalle tabelle del dicastero guidato da Andrea Orlando risulta che "un'impresa operante in Italia per ottenere il pagamento di un credito vantato nei confronti di altre aziende ricorrendo al giudice, deve attendere per un tempo anche triplo rispetto ai concorrenti operanti in altri Paesi industrializzati". Ne abbiamo parlato con il professor Giovanni Maria Flick, ministro di Grazia e Giustizia tra 1996 e 1998 e presidente della Corte costituzionale nel 2008-2009.

Professore, come valuta questa riforma nel suo complesso?

Ritengo che sia caratterizzata da un approccio positivo, in quanto dà un'attenzione specifica al tema della riforma della giustizia civile. In questo modo si affrontano i temi della competitività, degli ostacoli agli investimenti in Italia e della sfiducia nella giustizia che è nata proprio dalle disfunzioni della giustizia in generale, e del processo civile in particolare. A pesare sulla mancanza di fiducia e competitività sono stati anche, forse soprattutto, i famosi tempi biblici per ottenere giustizia.

Nello specifico il documento del ministero offre risposte agli obiettivi individuati?

Fare riferimento a una riorganizzazione e a una riforma organica della magistratura onoraria è molto importante. Di fatto noi siamo sempre stati abituati a utilizzare le risorse della cosiddetta magistratura onoraria attraverso rimedi di emergenza che diventavano quotidianità. Una riorganizzazione è molto opportuna e rappresenta un punto fermo e un modo di affrontare gli sforzi necessari per portare avanti un discorso sulla giustizia che non può essere affidato soltanto a giudici professionali. Affrontare quel discorso in modo globale è un'indicazione del fatto che si intende ricercare una soluzione seria.

Che cosa ne pensa delle proposte relative al processo per imprese e famiglia?

Nell'ambito del processo civile per le imprese c'è il riferimento a quella necessità di favorire la competitività, gli investimenti, la concorrenza, la possibilità di allocare risorse in Italia attraverso imprese che trovino nella giustizia un sistema che funzioni. Nel caso della famiglia è altrettanto importante avere un giudice che sia un interlocutore pronto ad ascoltare tutti i problemi e tutti i tipi di difficoltà. Occorrono magistrati che affrontino a partire da una prospettiva unitaria le tematiche della famiglia e dei minori, che sono soggetti di diritti che devono avere un'attenzione del tutto particolare.

Nella bozza del ministero si parla di "degiurisdizionalizzazione". Ci vuole spiegare che cosa significa in concreto?