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RETROSCENA/ I tre errori di Renzi in Europa

Matteo Renzi parla di Europa negli studi di Porta a Porta (Infophoto) Matteo Renzi parla di Europa negli studi di Porta a Porta (Infophoto)

Ha preso forma in seno all'Unione un "governo ombra" che non è più la diarchia franco-tedesca, ma quella tedesco-americana con la Germania che ha affiancato gli Usa (dando loro la necessaria agibilità nelle decisioni Ue) nella gestione dell'allargamento in quanto elemento centrale del proprio export. L'Europa a diarchia (peraltro conflittuale) tedesco-americana ha messo in contrasto allargamento ed integrazione: l'allargamento ai paesi dell'est ha bloccato i processi di integrazione europea mentre la Germania patrocina una ri-nazionalizzazione dell'Unione con il Consiglio europeo dei governi nazionali che umilia e affoga la Commissione di Bruxelles. La crisi esplosa nel 2008 ha visto la Commissione debole e la innaturale diarchia tedesco-americana consentire alla Germania della Merkel una "presa del potere" in termini di totale blocco dell'integrazione europea e di nazionalizzazione della crisi economica che ha investito il Vecchio Continente: nessuna risposta unitaria (v. eurobond) e "compiti a casa". Persino nelle trattative per la "grande coalizione" in Germania la Merkel ha preteso dai socialdemocratici tedeschi l'impegno contro gli eurobond.

È quindi sul rilancio dell'integrazione europea (la flessibilità ne è poi naturale conseguenza) che può essere sviluppata una linea di svolta innovatrice capace anche di contrastare l'euroscetticismo. È in questa direzione che gli anziani "padri dell'europeismo" – da Helmut Schmidt a Jacques Delors – in questi ultimi anni e ancora in queste settimane hanno contestato la politica cosiddetta "rigorista" in quanto antieuropea, mettendo a rischio la sua stessa sopravvivenza se continua lo sbullonamento dell'Ue in quattro pezzi distanti e antagonisti. 

Espressione, ma anche interpretazione non passiva, della Ue a diarchia tedesco-americana è la presidenza della Bce di Mario Draghi. Il governatore della Bce ha appunto avvertito anche in questi ultimi giorni che il piagnisteo sulla "flessibilità" è una battaglia persa e che bisogna puntare sull'integrazione contro la ri-nazionalizzazione. Non si capisce però perché Matteo Renzi, nell'assumere la presidenza dell'Ue, ignori e snobbi la presidenza italiana della Bce che ha dimostrato di essere il punto di forza di una politica che guarda anche alla crescita. 

La presidenza di turno di Renzi è ancora ai primi passi: quel che conta è avere strategia di rilancio e sistema di alleanze (tra stati e nelle istituzioni). Altrimenti si hanno posti (secondari), ma non risultati. 

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COMMENTI
14/07/2014 - commento (francesco taddei)

la merkel ci salverà dal morire per troppa europa. ma come fanno questi intellettuali italiani a volere l'evaporazione dell'italia nel superstato europeo governato dalla commissione che l'italia non sa nemmeno che cosa sia se non un insieme di conti correnti?