BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

RETROSCENA/ I tre errori di Renzi in Europa

Matteo Renzi sta commettendo un errore dietro l'altro sulla scena europea, chiedendo col cappello in mano la "flessibilità" ma finendo per lavorare al cantiere della Merkel. UGO FINETTI

Matteo Renzi parla di Europa negli studi di Porta a Porta (Infophoto)Matteo Renzi parla di Europa negli studi di Porta a Porta (Infophoto)

Matteo Renzi sta commettendo un errore dietro l'altro sulla scena europea: 1. dopo aver annunciato che il chiarimento sui contenuti era pregiudiziale alla definizione dell'organigramma, il premier italiano si è distinto nel rompere il fronte anti-Juncker e nel garantire immediato appoggio al leader "rigorista" della Merkel in cambio della Mogherini agli esteri; 2. ha poi debuttato nel Parlamento europeo attaccando "burocrati", "banchieri" e la Merkel come "maestrina", prospettando cioè la presidenza di turno come "sindacato" a tutela delle inadempienze e delle difficoltà del proprio paese. Risultato: il leader italiano alla presidenza di turno dell'Ue si trova sostanzialmente isolato avendo scontentato sia i filo-Juncker sia gli anti-Juncker. In che cosa consiste il "piede sbagliato"? Nel mettersi sulla difensiva, nel chiedere "flessibilità", nel porsi come "palla al piede" dell'eurozona. 

La Merkel va contestata non in nome del minor rigore, ma della maggiore integrazione e unità europea. La presidenza italiana può avere "voce in capitolo" se parla nell'interesse di tutta l'Ue e cioè in termini di rilancio di quell'unificazione europea che è stata bloccata in questi anni dalla "ri-nazionalizzazione" patrocinata dalla Germania. La battaglia per un rilancio del ruolo della Commissione europea - per una presidenza "forte" sul modello di Delors (contro il suo esautoramento a vantaggio dei vertici degli Stati nazionali) - andava fatta e bisognava contrastare una presidenza di serie B, un nuovo Barroso, come si delinea Juncker. Senza un rilancio dell'integrazione anche il "ministro degli Esteri" (Pesc) vale quanto la presidenza di un'Ong, come è accaduto con la Ashton.

Comunque inutile attardarsi sul latte versato. Guardando al futuro occorre rendersi conto della ragione del degrado della Commissione e dell'unità europea. Il disastro è iniziato con l'allargamento gestito dalla Commissione Prodi. È lì l'origine di un'Unione invertebrata – spaccata tra eurozona (divisa a sua volta tra stati forti del Nord e deboli del Sud) e non euro (spaccata tra stati del G8 come la Gran Bretagna e sue ex colonie come Malta messi sullo stesso piano) - che l'ha portata disarmata all'impatto con la crisi del 2008. Non si tratta di errori personali di Prodi. A Bruxelles tutti si credevano all'inizio di una "Belle époque". 

Ma la prima richiesta degli stati ex comunisti – questo è il punto – riguardava la propria sicurezza nel momento in cui perdevano la protezione del Patto di Varsavia. È così che l'allargamento dell'Unione europea è diventato un capitolo che è stato sottratto di mano agli europei ed è stato interamente gestito dalla Nato. La regìa e la contrattazione – dalla sicurezza territoriale ai sussidi economici prima garantiti dall'Urss – sono stati assunti in prima persona da Washington: prima si entrava nella Nato e poi, come premio, si aveva accesso ai fondi europei. Man mano che, uno per uno, gli Stati ex comunisti aderivano vi è stata l'irruzione degli Stati Uniti d'America nelle istituzioni e negli equilibri dell'Unione. Oggi lo Stato-guida degli "allargati" sono gli Usa. Basti pensare alla Polonia e al "pasticciaccio" ucraino determinato dal fatto che Putin si trova alla frontiera non gli europei, ma i generali americani.


COMMENTI
14/07/2014 - commento (francesco taddei)

la merkel ci salverà dal morire per troppa europa. ma come fanno questi intellettuali italiani a volere l'evaporazione dell'italia nel superstato europeo governato dalla commissione che l'italia non sa nemmeno che cosa sia se non un insieme di conti correnti?