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SPY POLITICA/ Il caso Ruby minaccia i "giochi" di Renzi sull'Italicum

Pubblicazione:lunedì 14 luglio 2014

Ruby ovvero Karima el Mahroug (Infophoto) Ruby ovvero Karima el Mahroug (Infophoto)

Ai malpancisti di casa sua Renzi ha lanciato una sfida con l'accusa di voler difendere gli emolumenti dei senatori, accusa infame, e respinta con sdegno. In realtà, l'argomento più forte che il premier/segretario ha dalla sua è che dalle simulazioni fornitegli da Denis Verdini (e quindi considerate più sicure del Vangelo) il Pd vincerebbe oggi con qualunque sistema elettorale, Italicum, Mattarellum puro o corretto, e persino con il Consultellum. Dunque, chi nel Pd saboterà la legge elettorale non solo si metterà automaticamente fuori dal partito, ma sarà additato anche come un traditore della ventata di rinnovamento che percorre il paese. Vista la velocità supersonica del renzismo, simili accuse potrebbero trasformarsi in marchi d'infamia praticamente indelebili.

Il calcolo di Renzi è chiaro: con la quasi totalità dei voti del Pd dalla sua, buona parte di Forza Italia e un po' di consensi sparsi attratti dalla sua personale sirena (ex Sel, ex Scelta civica) la legge dovrebbe passare. Al limite, per convincere qualche indeciso, ci potrebbe essere qualche cedimento concordato con Berlusconi: Si vocifera di un sistema ibrido allo studio, con i capilista eletti direttamente, nello spirito delle liste bloccate, e il gioco delle preferenze per i restanti posti. Un ex Cavaliere particolarmente indebolito potrebbe finire per accettare di bere anche questo amaro calice, pur di rimanere sulla scena nel ruolo di attore non protagonista.

Ogni scenario di questo genere presuppone però che Forza Italia non si sfaldi. Se il partito berlusconiano non dovesse reggere alla seconda condanna del suo leader, per Palazzo Chigi tutto diventerebbe più difficile. E più rischioso. A quel punto aver voluto legare insieme tutti i diversi piani potrebbe rivelarsi un boomerang per Renzi, perché il fallimento certificato su un argomento chiave come le riforme trascinerebbe con sé una perdita di credibilità su altri versanti. Uno scenario che il premier farà di tutto per evitare.



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